Italia sì, Italia no? Guerra di cifre sulle vacanze pasquali

Italia sì, Italia no? Guerra di cifre sulle vacanze pasquali
28 marzo 12:36 2018 Stampa questo articolo

C’è incertezza sulle prossime vacanze pasquali e sui ponti primaverili. Non solo riguardo le previsioni meteo, ma soprattutto rispetto ai ben più importanti flussi turisitici, sia incoming sia outgoing.

Le associazioni di categoria, trasmettendo le loro consuete rivelazioni, sono in disaccordo. Risultati positivi per Astoi e Federalberghi, pessimistiche le previsioni di Assoturismo-Confesercenti con il turismo domestico in grado di spostare la bilancia da una parte o dall’altra. Non è solo la paura del terrorismo, quindi, a frenare gli italiani verso le mete estere (e anche su questo i dati sono contrastanti).

Ma vediamo come. Vacanza di Pasqua formato Italia, secondo i rilevamenti e le indagini di Astoi, con la conferma di numeri sempre positivi. L’associazione dei tour operator italiani sottolinea come le prenotazioni siano aumentate del 10% rispetto allo scorso anno. Il conteggio, però, prende in considerazione anche le proiezioni sui ponti primaverili del 25 aprile e del 1° maggio.

TORNA L’EGITTO PER ASTOI. Positività trainata dalle prenotazioni in anticipo, dalla conferma del turismo domestico, e dal ritorno del Mar Rosso egiziano. Seconod Astoi, infatti, le promozioni per l’acquisto a 90 giorni prima della partenza (o 125 giorni prima nel caso delle crociere) hanno premiato le vendite. L’advanced boking, infatti, ha rappresentato dal 15 al 70% del volume complessivo delle vendite dei pacchetti viaggio nel periodo Pasqua e ponti.

In Italia piacciono molto i long weekend all’insegna del benessere, specialmente in Toscana, Umbria e Veneto. Così come la montagna e il “primo” mare in Sicilia. In Europa hanno riscosso successo le mini crociere nel Mediterraneo e alle Canarie, così come le località della Costa Azzurra o Disneyland Paris in Francia. Molti anche coloro che hanno prenotato vacanze intercontinentali della durata di quattro/cinque giorni, preferendo New York, Emirati Arabi e Marocco.

Grande exploit, quindi, per il Mar Rosso egiziano, che ha visto le prenotazioni aumentare di oltre il 100% rispetto alla scorsa Pasqua. I soggiorni settimanali hanno rilevato questa ripresa importante della domanda per una meta che ha sofferto molto negli ultimi anni.
Chi ha scelto il lungo raggio, invece, ha premiato l’Oceano Indiano, in primis Maldive, Mauritius, Madagascar e Zanzibar, o l’Oriente più lontano come Thailandia, Malesia e Indonesia.

Buoni risultati anche da Stati Uniti, Sudamerica, Sudafrica, Namibia, Vietnam (vera novità con l’isola di Phu Quoc) e Oman. In calo, invece, destinaizoni storiche come Cuba e Capo Verde.

«La Pasqua anticipata rispetto allo scorso anno e le recenti abbondanti nevicate hanno favorito la scelta degli italiani di rimanere in Italia per soggiorni organizzati in montagna, nei centri benessere e nelle città. In crescita anche la parte di italiani che sceglie una vacanza itinerante, dal taglio esperienziale, alla scoperta di altre culture o alla ricerca di natura e open air sia in Italia che all’estero. – sottolinea il presidente, Nardo Filippetti –  L’andamento di Pasqua ci rende abbastanza fiduciosi anche nei confronti dell’estate».

LE STIME DI FEDERALBERGHI. Circa 10 milioni e 156 mila gli italiani in viaggio, con un giro di affari di 3,58 miliardi di euro, in crescita del 7,2% rispetto allo scorso anno. «I risultati che abbiamo sotto gli occhi sono rassicuranti: anche per le festività della Pasqua il movimento degli italiani conferma il trend di crescita rilevato sin dall’inizio dell’anno e, più recentemente, in riferimento alle settimane bianche», ribadisce Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, commentando gli esiti dell’indagine sulle vacanze pasquali degli italiani, realizzata con il supporto dell’istituto Acs Marketing Solutions.

Secondo Federalberghi, il 90,6% degli intervistati resterà in Italia (92,8% nel 2017), mentre l’8,4% sceglierà una località estera. Le mete preferite dai viaggiatori che resteranno in Italia saranno le località d’arte (32,6%), il mare (26,2%), la montagna (20,8%), a seguire i laghi e le località termali. La spesa media pro capite sostenuta per la vacanza, comprensiva di tutte le voci (trasporto, alloggio, cibo e divertimenti) sarà pari a 353 euro (+4,7% rispetto ai 337 euro del 2017). La struttura ricettiva preferita sarà la casa di parenti e amici (33%), seguita a stretto giro dall’albergo (26,4%), dai bed & breakfast (13,3%) e dalle case di proprietà (12,9%).
Il 58,8% degli intervistati ha prenotato o prenoterà l’alloggio in cui trascorrere le vacanze di Pasqua rivolgendosi direttamente alla struttura ricettiva.

NEGATIVI I DATI DI ASSOTURISMO. La voce fuori dal coro, invece, arriva dall’indagine Assoturismo-Confesercenti e Centro Studi Turistici che , dopo un primo trimestre positivo ma sotto le attese (+0,9% presenze), per le festività di Pasqua prevede un risultato negativo: le presenze complessive dovrebbero attestarsi sui 4,8 milioni, con un calo del -1,2% rispetto alla Pasqua del 2017. A pesare, nel confronto con le scorse feste pasquali, è soprattutto il calo dei turisti italiani (-2,2%) e una festività che arriva troppo presto nel calendario. Il flusso degli stranieri dovrebbe attestarsi su valori di stabilità (-0,2%). Le presenze si concentreranno soprattutto nel sistema alberghiero (3,7 milioni).

Un andamento abbastanza disomogeneo è atteso anche per le diverse tipologie di prodotto. I laghi e le località marine registreranno rispettivamente flessioni del -3,5% e -3,8% e a mancare saranno essenzialmente i turisti italiani. Resiste il mercato verso le città d’arte e le località di montagna, grazie soprattutto ai turisti provenienti da oltre confine. Anche l’offerta termale e della campagna/collina saranno condizionate dall’andamento congiunturale del periodo.

«Dopo un 2017 positivo, il 2018 parte con il freno a mano tirato – commenta Vittorio Messina, presidente Assoturismo Confesercenti – Se il turismo straniero va sempre bene, su questa Pasqua a pesare è il calo di visitatori previsti italiani. I margini degli operatori continuano ad essere messi sotto pressione dalla concorrenza degli abusivi e dall’eccesso di costi burocratici e fiscali che penalizzano il settore. Gli stessi turisti, in Italia, sono tassati più che in altri Paesi: non solo attraverso un’imposta di soggiorno che è sproporzionata in troppe località, ma anche con un’aliquota Iva sui prodotti turistici più alta rispetto a quella dei nostri rivali».

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