Incoming Europa, che fine ha fatto il lungo raggio?

Incoming Europa, che fine ha fatto il lungo raggio?
22 Luglio 12:29 2019 Stampa questo articolo

L’Europa del turismo soffre per i numeri bassi dei flussi dal lungo raggio. Parola di Etoa, l’associazione europea dei tour operator, che in una recente survey ha fatto scattare l’allarme: solo il 17% di tutti i visitatori dei Paesi Ue proviene da mercati a lungo raggio e nel 2017 le principali destinazioni extra-europee hanno avuto un incremento medio del loro turismo a doppia cifra (+12%), superiore alle media vantata dai Paesi europei (+8%). Inoltre si riscontra una progressiva perdita della fascia di repeater e ciò anche per l’ingresso di nuove mete e nuove inedite che hanno di fatto elevato il livello di concorrenza.

E quello della costante crescita di mete extra europee si tratta di un trend – secondo il team di Etoa – in costante aumento grazie alle politiche di certi Paesi che consentono di viaggiare senza visti e che attuano intelligenti politiche d’incentivi come gli stop over gratuiti.

L’allarme dell’associazione, però, rilancia anche un manifesto d’intenti con l’obiettivo di intensificare il dialogo con le istituzioni Ue e con i governi nazionali per una revisione del codice dei visti Schengen, uno snellimento  dei controlli frontalieri ed una efficace accessibilità a tutti i principali punti d’attrazione.

Sono due, quindi, i fattori determinanti per il mantenimento delle quote mercato della destinazione Europa; che conta 671 milioni di arrivi e uno share del 46% sul turismo mondiale, grazie soprattutto alle mete del Mediterraneo: la politica dei visti e le facilitazioni per le visite delle attrazioni.

Nel primo caso, è necessaria – secondo Etoa – una lungimirante politica dei visti che riguardano i bacini di traffico dalle più eclatanti potenzialità come Cina, India e Russia; nel secondo, invece, si valuta la rimozione di quegli ostacoli che rendono complicata la fruizione delle attraction – ovvero di  musei, mostre, siti storici e archeologici nei vari poli turistici europei – con politiche tariffarie talvolta indifferenti alle tempistiche degli operatori turistici che chiudono accordi e contratti e realizzano pacchetti con largo anticipo.

Il raggio d’azione dell’associazione, inoltre, mira  – attraverso seminari e working group nazionali – alla condivisione con gli operatori turistici associati di strategie e approcci in grado di alleggerire le criticità. E questo perché in Europa sono gli amministratori locali a controllare gran parte delle politiche e delle tasse sul turismo, ed occorre sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ai vantaggi economici che un sano sviluppo di turismo sostenibile possono ricadere sulla collettività ed i residenti delle mete turistiche.

In altre parole i vertici Etoa, che proprio quest’anno festeggia 30 anni di attività, vogliono imprimere una accelerazione alle azioni di lobbying che possono indurre i governi nazionali a ridurre il peso delle tasse sui servizi turistici e nel contempo migliorare la gestione dei flussi turistici in entrata, ottimizzando ospitalità e accessibilità.

L’obiettivo dichiarato è quello di far sì che la destinazione Europa nel 2025 – quando il turismo mondiale avrà toccato i 2 miliardi di viaggiatori, secondo le stime degli analisti Unwto – possa ancora vantare una quota mercato intorno al 40-42% rispetto ad una concorrenza sempre più aggressiva da parte di mete già ora proiettate a rapidi sviluppi come ad esempio Cina ed Emirati.

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Andrea Lovelock
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