Dichiarazioni redditi, il pasticciaccio della proroga

Dichiarazioni redditi, il pasticciaccio della proroga
27 luglio 07:00 2017 Stampa questo articolo

Come da tradizione, si potrebbe dire, arriva la proroga delle scadenze di pagamento delle imposte derivanti dalla dichiarazione dei redditi 2017 (saldo 2016 e primo acconto di quest’anno). Peccato che arrivi a scadenza già superata. E si tratta di una proroga che, oltretutto, genera dubbi e problematiche nuove. Invece di semplificare la vita ai contribuenti, contribuisce ad aumentare le difficoltà e gli impegni nel già complesso calendario fiscale.

Infatti la proroga viene concessa solo per le imposte sui redditi e solo per i titolari di reddito d’impresa (esclusi quindi i lavoratori autonomi e i contribuenti non titolari di reddito d’impresa). Quindi, per il versamento Irap/Iva si dovrà rispettare la scadenza precedente. Se poi si era scelto un pagamento in forma rateizzata, la questione si complica ancora.

Ma andiamo con ordine, in base alle nuove scadenze, i titolari di reddito d’impresa dovranno tenere presenti due punti-chiave: per le imposte sui redditi, Irpef, Ires e relative addizionali, il ministero dell’Economia prevede una nuova scadenza al 20 agosto con la maggiorazione dello o,40%; mentre si dovranno rispettare le vecchie scadenze per il versamento di Irap, saldo Iva (se si è scelto il pagamento rateizzato), contributi previdenziali.

Se poi si è scelto di pagare le imposte a scaglioni si dovranno rispettare due piani di rateazione differenti: uno legato alle imposte sui redditi e l’altro per il resto delle imposte e dei contributi.

Nei casi in cui il piano di rateazione sia già partito, con la prima rata pagata entro il 30 giugno (data originaria), il contribuente dovrà sostituire i modelli F24, comprendenti le imposte sui redditi e i contributi, con nuovi modelli F24 e scadenze diverse. In pratica si dovrà riformulare il piano di rateizzazione, lasciando intatto quello relativo ai contributi e ricalcolando quello dell’Irpef, tenendo presente che le rate non sono più 6, ma soltanto 5, con il rischio abbastanza reale che la prima rata versata risulti insufficente.

Questo è l’aspetto più difficile da gestire soprattutto per la ristrettezza dei tempi e per la difficoltà che avranno i produttori di software ad aggiornare le procedure, tenendo conto che – in corsa e per la prima volta – i pagamenti che scaturiscono dalle dichiarazioni dei redditi vengono suddivisi (finora erano stati gestiti sempre in forma unificata) e in molti casi con una prima rata già versata.

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Caterina Claudi
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