Il travel manager è donna: così cambiano i viaggi d’affari

Il travel manager è donna: così cambiano i viaggi d’affari
11 febbraio 07:00 2019 Stampa questo articolo

Il business travel in Italia? Un settore in salute, con una spesa che supera i 20 miliardi di euro (+2,8% nel 2018 rispetto al 2017), e dove le quote rosa non sono un problema, visto che ad occuparsene sono tre donne ogni uomo.

I numeri sono quelli del Nuovo Osservatorio sui Viaggi d’Affari (Nova), promosso da AirPlus International, Amadeus, Hrs e Lufthansa Group, che anche per il 2019 non cambia il segno più delle sue previsioni.

«Si può addirittura parlare di incrementi compresi tra 3 e 4,5 punti percentuali, anche se sulle proiezioni pesano le incertezze legate all’evoluzione dell’economia nazionale, all’acuirsi del sovranismo europeo e del protezionismo mondiale», dice Andrea Guizzardi, docente all’Università di Bologna e curatore della ricerca.

Negli ultimi dodici mesi, in particolare, sono aumentati i pernottamenti (4%) e la durata media dei viaggi, specie intercontinentali, mentre il progresso delle trasferte più lunghe (+4,7%) riflette il consolidamento degli investimenti italiani all’estero, con la scelta di destinazioni come Usa, Giappone e Germania.

Anche la spesa aumenta, soprattutto sul mercato nazionale (+4,2%), mentre a frenare l’internazionale (+2,0%) è stata la svalutazione del dollaro, che ha permesso un risparmio di 330 milioni di euro alle aziende italiane.

L’anno scorso è stato favorevole soprattutto ai viaggi per incontrare clienti e fornitori (+4,7%) ma il dato più critico è la contrazione nel settore congressuale (-4,5%). L’arretramento, spiegano i ricercatori, sottende un calo d’investimenti nella formazione scientifica e tecnologica del capitale umano, potenziale rischio per l’espansione congiunturale della nostra economia futura. Il +1,6% del comparto fieristico rappresenta, invece, una discontinuità con il recente passato.

Anche se la preferenza delle aziende va all’auto, è il treno a fare registrare la migliore performance su base annua (+4,9%), grazie alla continua espansione dell’offerta in alta velocità e alla diminuzione del prezzo dei biglietti. L’aereo (+2,8%) cresce soprattutto sui mercati nazionale ed europeo anche grazie a schemi di pricing aggressivi che lo rendono – talvolta solo in apparenza – molto competitivo. Nel suo insieme, il trasporto incide per il 56,9% sui budget delle aziende italiane (+2,2%).

Ma non è tutto, perchè dall’Osservatorio emerge chiaramente come il business travel sia identificabile con una mansione tipicamente femminile. «Il processo di ristrutturazione industriale avvenuto nel nostro Paese – spiega Guizzardi – ha diminuito gli organici degli uffici viaggi portando la spesa media gestita da 174mila a 259mila euro (+49%) tra il 2004 e il 2018, e a un ruolo più attivo dei viaggiatori. La maggiore attenzione al controllo ha implicato costi di apprendimento importanti, che però raramente si sono tradotti nel riconoscimento di una professionalità specifica per i gestori del travel. Solo il 13% delle aziende intervistate ha almeno un addetto dedicato, mentre il 68% fa gestire i viaggi a dipendenti che hanno un’altra funzione principale».

«Nel travel management è tollerata una minore qualificazione, una posizione che ostacola la formazione di una professionalità specifica e le progressioni di carriera. Ancora una volta questo osservatorio ha messo in luce che il problema della emancipazione del ruolo di travel manager non può essere risolto senza andare oltre al taglio dei costi come obiettivo gestionale», conclude il curatore della ricerca.

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Giorgio Maggi
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