Il peso dei big data nell’hôtellerie secondo Lybra Tech

by Andrea Lovelock | 3 Dicembre 2018 13:36

Big data come un “Big Brother” prestato all’attività del marketing tariffario, visto come uno strumento ormai irrinunciabile per l’hôtellerie. È questo il focus del secondo convegno internazionale promosso da Lybra Tech a Roma, nell’hub di LVenture Group e Luiss EnLabs con la collaborazione di Skål International Rome, grazie all’attivismo del suo presidente Antonio Percario. Oltre 150 gli addetti ai lavori, tra giovani manager e futuri operatori del revenue management, che hanno seguito gli interventi dei principali player che hanno animato il forum.

A guidare l’evento, una domanda che da tempo circola nell’industria dei viaggi: come e perché usare i big data nel turismo e soprattutto nell’ospitalità alberghiera? Agli interrogativi hanno risposto Antonio Calia (Manet), Oriol Garriga Ventura (Hotelbeds), Emilio Zappala (Expedia), Mauro Puttolu (Jampaa), Silvia Cantarella (Revenue Acrobats) e Gennaro Cuofano (Wordlift). Con Alessandro Zucconi dei Giovani Albergatori di Roma e Paolo Bartolazzi di Skal International Roma a sottolineare come i big data siano uno strumento strategico importante.

Il turismo e il mondo dei viaggi in generale – dai vettori ai tour operator, passando dagli alberghi e dalle agenzie di viaggi – rappresentano (di sicuro) quegli ambienti dove i big data possono dare le migliori perfomance rispetto a tanti altri settori merceologici, in quanto gli operatori del comparto entrano in possesso di un volume di dati personali molto maggiore e, pur sempre nel rigido rispetto delle regole imposte dal Gdpr[1], questo permette una profilazione del cliente inimmaginabile fino a pochi anni fa.

Ed è proprio l’ospitalità l’ambito in cui si vanno a riscontrare enormi potenzialità di crescita, rappresentando al contempo un’area ancora lontana dai livelli degli altri settori in quanto a capacità di misurare e comprendere tutte le dinamiche del mercato con precisione. In una rapida carrellata di case study di grandi aziende e di alcune startup davvero innovative e talvolta geniali, e ancora dallo studio dei flussi di viaggio delle Olta e nel settore B2B fino ad arrivare all’analisi dei movimenti dei turisti all’interno delle città e delle preferenze di viaggio attraverso ricerche di neuro marketing, si è giunti alla conclusione che l’Italia – pur essendo in ritardo rispetto ad altri colossi turistici (vedi gli Usa e il Nord Europa) – ha la possibilità di recuperare terreno attraverso un’accelerazione nelle applicazioni dei big data che la stessa tecnologia mette al servizio di tutti gli attori, a costi sempre più accessibili o addirittura praticamente inesistenti come ad esempio la modalità gratuita Rev+ per ottimizzare la scontistica e la costruzione delle tariffe alberghiere giorno per giorno.

«Avere a disposizione i market, gli occupancy e i reservation data, oltre ad altri dati, significa poter combinare al meglio, come nel cubo di Rubik, le tariffe e le strategie giornaliere, magari affinando le tecniche per leggere i trend, le previsioni di traffico e le soluzioni per l’offerta da lanciare sul mercato», ha dichiarato Kris Gablinski, vp commercial di Lybra Tech, azienda che questo lavoro lo compie da tempo.

Non solo, Lybra possiede poi un algoritmo creato da esperti data scientist, con il quale intende “democratizzare” l’uso dei big data rendendoli accessibili a tutto il mondo degli operatori turistici.

Endnotes:
  1. regole imposte dal Gdpr: https://www.lagenziadiviaggi.it/conto-alla-rovescia-gdpr-la-nuova-privacy-agenzie-tour-operator/

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