Il marketing si aggrappa ai Pokémon

Il marketing si aggrappa ai Pokémon
25 Luglio 17:42 2016 Stampa questo articolo

Un Pokémon con le sembianze di Dracula. E uno slogan: “Catch me if you can”, prova a prendermi. “Only in Transilvania. Go to Romania”. È la campagna di marketing territoriale proposta da Calin Coman, celebre pubblicitario di Arad. L’idea – caldeggiata sulla sua pagina Facebook – è molto semplice: creare un personaggio ad hoc, con le sembianze del conte Vlad, e collocarlo nei luoghi a più alto potenziale turistico. Tutto ciò per indurre i Pokemon-hunters a visitare il paese per acciuffarli.
Sono già oltre 30 milioni i download della app basata su geolocalizzazione e realtà aumentata creata da Nintendo-Niantic. E altrettanti i “cacciatori” che – stando alle cronache – sarebbero pronti a tutto per scovare i raduni di Pokémon e accaparrarsene il numero più alto.

Un’occasione di marketing per l’industria dei viaggi. Così succulenta che addirittura il sindaco di Rio de Janeiro, in vista delle Olimpiadi al via il 5 agosto, ha lanciato il suo accorato appello: «Portate Pokémon Go qui in Brasile, animiamo questo grande evento».

Per ora, infatti, la app che è gia diventata una mania è disponibile solo in alcuni paesi: Italia, Stati Uniti, Germania, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Australia. Ma anche in Nuova Zelanda, dove nei giorni scorsi Pikachu (stavolta in carne e ossa) ha fatto bungee jumping da Kawarau Bridge, a Queenstown, per promuovere quella che Mike Voyce, marketing manager di AJ Hackett Bungy New Zealand, definisce «l’attrazione turistica più rappresentativa del paese».

Anche in Italia gli animaletti della Nintendo fanno il loro ingresso nel marketing turistico. E arrivano addirittura a Palazzo Madama, a Torino. “Il museo – si legge sul sito – ospita diversi Pokéstops e i Pokémon si nascondono sui quattro piani del museo. Potete giocare in museo e raccontarci la vostra esperienza su tutti i canali social, e abbiamo preparato per i giocatori anche uno speciale percorso tra le collezioni”. Tra i consigli per la visita: “Il gioco consuma molta batteria. Non abbiamo punti di ricarica in museo, ma provvederemo a breve. In museo ci sono tanti visitatori con gusti diversi. Per favore non disturbare gli altri mentre esegui la tua missione. In museo ci sono tante scale e pedane. Attento a non inciampare, soprattutto sulle opere d’arte”. E ancora: “Se vuoi rilassarti dopo la ricerca, ti consigliamo la sala Relax al primo piano, e se vuoi anche fare uno spuntino, al primo piano ti aspetta anche la Caffetteria”. Il punto di osservazione migliore? “La Torre Panoramica: prendi l’ascensore e sali fino al piano 3”.

Sul fronte dell’ospitalità, intanto, arriva la lista degli hotel Pokéfriendly, individuati da Trivago. Tra le strutture-covi, dove stanare Pokémon introvabili e fare il pieno di pozioni, uova e sfere, c’è l’Hotel Savoy di Londra, nei pressi del Pokéstop di Trafalgar Square, del Pokéball e dei Pidgeotto del Big Ben. A Parigi il 4 stelle Villa Royale con due Pokéstop all’interno e la Pokégym del Moulin Rouge e le postazioni degli altri siti turistici di Montmartre. Negli States c’è il Silverton Casino Lodge di Las Vegas, con quattro Pokéstop e due Pokégym: qui il Mermaid Bar offre sconti ai Trainer. E ancora il Mantra 2 Bond Street di Sydney, in Australia, e il Kensington Star di Sokcho, in Corea del Sud.
Tra le case history italiane c’è un bed and breakfast: è Il Fruscotto di Verona, che sulla sua pagina Facebook si promuove così: “Cercate #‎Pokémon da catturare a Verona? Qui continuiamo a trovarne. Ecco perché alcuni ospiti amano così tanto i nostri bagni. E poi c’è il wifi gratuito nelle stanze. Venite a trovarci e andremo a caccia insieme”.

Per supportare gli albergatori nella Pokéaccoglienza interviene addirittura Sabre Hospitality Solutions, che sul suo blog pubblica una miniguida ad hoc. Intanto cambiare punto di vista: i Millennials, e i cacciatori di Pokémon, non sono l’eccezione, bensì gli ospiti potenziali. Per accoglierli al meglio, Sabre consiglia di formare lo staff sul gioco, stabilire regole chiare per le aree comuni; vietare ai ragazzi di andare a caccia di Pokémon in piscina dopo mezzanotte. E ancora: creare una mappa, che il concierge conosca bene, che segnali tutti i Pokéstop e le Pokégym dell’area; mettere in guardia i clienti dai ladri, che starebbero già monitorando i giocatori, che distratti dai pupazzi diventano facili prede.

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L'Autore

Roberta Rianna
Roberta Rianna

Direttore responsabile

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