Il grido di Lampedusa: «Lasciati soli, senza aiuti né voli»

Il grido di Lampedusa: «Lasciati soli, senza aiuti né voli»
27 Maggio 09:46 2020 Stampa questo articolo

Drammatica denuncia degli operatori turistici di Lampedusa che lamentano un totale isolamento oltreché una palese indifferenza delle autorità alle richieste di aiuti concreti per l’intero comparto turistico-ricettivo dell’isola.

«Sabato sarebbero dovuti arrivare i primi charter da Milano e Bologna – spiega Antonio Martello, amministratore delegato di Sogni nel Blu, operatore dell’isola – Invece è tutto chiuso: cancellati i collegamenti aerei, gli operatori chiedono un intervento del governo e della Regione Sicilia per poter ripartire a fine giugno. Altrimenti, senza sostegno, costi alle stelle e pochi arrivi, Lampedusa ha zero chance di ripartenza».

L’allarme lanciato dagli operatori del turismo di Lampedusa è serio: l’isola è ferma, le prenotazioni sono a quota zero, le compagnie aeree hanno cancellato i voli e gli alberghi ovviamente restano chiusi. Così come son fermi tutti gli operatori turistici locali ormai dalla fine della scorsa stagione e con le casse vuote, essendo venuto a mancare il cash flow assicurato da anticipi a caparre che mettevano le aziende in condizione di avviare lavori e manutenzioni annuali.

«Ci hanno lasciati ancora una volta da soli – rincara Martello –  nel disinteresse generale, sia dello Stato che della Regione Sicilia. Dal Governo nessun aiuto per un’isola di frontiera come la nostra. Abbiamo bisogno di essere messi in condizione di poter lavorare, abbiamo bisogno di ossigeno per ripartire, di immediate e concrete misure di sostegno economico e che venga ripristinata la rete di collegamenti aerei con la terraferma, senza la quale nessun turista potrà mai sbarcare a Lampedusa. Sappiamo che sarà già difficile recuperare, da noi la stagione dura pochi mesi».

L’isola, ricordano in una nota gli operatori locali, è Covid zero, è perfettamente fruibile e da qui si guarda con attenzione a quello che succede nel Paese, soprattutto nelle regioni del centro-nord Italia che da sempre rappresentano lo zoccolo duro del mercato turistico locale.

«Siamo preoccupati perché la cosiddetta zona rossa è quella da cui proviene la maggior parte dei turisti che scelgono le nostre isole – spiega Martello – Ma mentre anche quelle regioni si stanno dando da fare per ripartire, noi siamo fermi al palo nel disinteresse generale».

In assenza di voli diretti, gli operatori stanno valutando se e come far ripartire i charter almeno dalla fine di giugno, così come gli albergatori isolani,  con sacrificio e attingendo alle ultime disponibilità economiche, si stanno adeguando alle disposizioni sanitarie che chiedono sanificazioni e ridefinizione degli spazi in base alle norme di distanziamento.

La richiesta di un intervento dello Stato trova ragione anche nei costi che l’impresa locale deve sostenere per portare i turisti a Lampedusa in assenza di una adeguata rete di collegamenti. «Un charter che parte mezzo vuoto per disposizioni sanitarie – aggiunge Martello – costringerà il tour operator a recuperare ciò che è perso dalle tariffe, con l’inevitabile aumento del costo del biglietto per chi vola. Le tariffe cresceranno almeno del 60%. A conti fatti, un biglietto di andata e ritorno potrebbe costare fra i 600 ed i 700 euro. Motivo per cui, un numero nettamente ridotto di vacanzieri deciderà di raggiungere l’isola ed oltre al fatturato perso, ricadranno sulle nostre spalle anche i costi dell’invenduto».

In buona sostanza Lampedusa chiede una politica di trasporto aereo mirata, affinché la filiera locale non perda un anno di lavoro e salvare il salvabile della stagione, e non rischiare di tornare ad una operatività solo fra dodici mesi per evitare gravissimi disagi alle famiglie dei lavoratori che godono delle sole tutele riservate agli stagionali.

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