Il futuro del turismo cinese tra Champions League e viaggi avventura

Il futuro del turismo cinese tra Champions League e viaggi avventura
17 maggio 07:00 2019 Stampa questo articolo

Il basket dell’Nba, la Coppa del Mondo di calcio. E poi, rigorosamente in ordine decrescente, Champions League, Liga, Premier League, Asian Cup, Bundesliga e Serie A. I cinesi impazziscono per lo sport, soprattutto quando si può vedere live, anche se per farlo bisogna andare in vacanza. Perché sono ormai finiti i tempi in cui i viaggi a lungo raggio significavano solo shopping e città d’arte tradizionali.

A dirlo sono i dati presentati da Andreas Reibring, head of research di Kairos Future, società di ricerca autrice dell’Itb China Travel Trends Report 2019, studio condotto sulla base delle interviste a 17 senior expert provenienti dal Buyers Circle della fiera di Shanghai, a 300 agenti di viaggio e ai dati provenienti dell’universo social.

«Nei prossimi tre anni, in Cina il tasso di crescita di segmenti legati ad “Island, adventure, sports and culture” travel sarà di almeno il 30%», assicura l’esperto, sottolineando come soprattutto quando si parla di cultura i viaggiatori cinesi siano disposti ad aprire il portafoglio senza limiti, o quasi. Ad essere interessati ai nuovi trend sono soprattutto coppie e gruppi di amici, nati tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta attratti, nel caso dei viaggi culturali, dalla voglia di vivere esperienze alla stregua dei local. «Ciò non vuol dire solo musei o monumenti, ma anche partecipare ad eventi (dai festival musicali agli spettacoli folcloristici) e vivere i costumi dei Paesi che si visitano, magari dopo essere stati ispirati nella scelta della destinazione da libri, film o pietanze».

Un altro mondo, invece, è quello di chi sceglie una vacanza legata agli eventi sportivi. «Addirittura, entro il 2020 il giro d’affari legato a questo tipo di viaggi raggiungerà 1,5 triliardi di yuan (circa 600 miliardi di euro). E questo, nonostante l’offerta di pacchetti sia attualmente molto limitata, anche per la difficoltà di riuscire ad acquistare i biglietti per gli eventi sportivi».

In crescita poi, anche se meno dei precedenti, il segmento dei viaggi avventura. «Piccoli gruppi, esperienze naturali garantite al 100% (come le partenze) e la voglia di immergersi in tutto ciò che non è quotidiano sfidando (anche) se stessi», dice Jake Finifrock, regional director for Asia dell’Adventure Travel Trade Association.

Risultato: tutto ciò che è adventure travel sta crescendo, a livello globale, a una velocità quattro volte superiore al mass market. Con una particolarità, però. «Il 65% dei ricavi legati a questo tipo di turismo rimane nei Paesi, creando circa il doppio dei posti di lavoro rispetto a quanto fa il grande turismo organizzato».

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Giorgio Maggi
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