Iata, quattro pilastri per Medio Oriente e Nord Africa

Iata, quattro pilastri per Medio Oriente e Nord Africa
08 novembre 12:05 2019 Stampa questo articolo

Competitività economica, infrastrutture, regolamento armonizzato e diversità di genere. Sono le quattro priorità che Iata ha segnalato ai governi e alle industrie del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena), che sono inserite in un ambiente operativo ostico e in costante evoluzione. Tutto, senza tralasciare l’importanza di un futuro più sostenibile, con il cambiamento climatico in atto che conferma la necessità, in primis, del taglio di emissioni di carbonio.

«La direzione dell’economia globale è incerta, soprattutto per via delle tensioni commerciali in essere – ha dichiarato Alexandre de Juniac, ceo e direttore generale di Iata, durante uno speech al 52° Annual General Meeting of the Arab Air Carries Organization in Kuwait – In Medio Oriente e Nord Africa ci sono forze geopolitiche contrastanti con reali conseguenze sul trasporto aereo, e i vincoli di capacità dello spazio aereo sono diventati più estremi. Ma la gente vuole viaggiare, e l’aviazione può portare ulteriori benefici alle economie in questione».

1. COMPETITIVITÀ ECONOMICA. Infrastrutture a basso costo per i vettori di Middle East e Nord Africa. È questo il primo punto toccato da Iata in Kuwait: «Sì, alcune compagnie aeree della regione stanno andando bene, ma le previsioni dicono che i vettori del Medio Oriente perderanno 5 dollari per passeggero, anziché guadagnarne 6, che sarebbe invece la media globale – ha proseguito de Juniac – Il nostro è un messaggio semplice: vanno seguiti i principi dell’Icao (Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, ndr), oltre che consultare l’utenza in piena trasparenza e riconoscere che l’aumento dei costi ha conseguenze negative a lungo termine. I benefici dell’aviazione non li troviamo nelle entrate fiscali che genera».

2. INFRASTRUTTURE. L’associazione delle compagnie aeree ha riconosciuto la lungimiranza della regione Mena nello sviluppo delle infrastrutture aeroportuali, esortando i governi a sfruttare ulteriormente il potere della tecnologia, che porta senz’altro a un maggior soddisfacimento dei passeggeri trasportati. «Le persone si aspettano tecnologie come l’identificazione biometrica, che riduce i tempi di attesa e quindi porta efficienza», ha continuato il direttore generale.

3. REGOLAMENTO ARMONIZZATO. «Ci vuole, inoltre, un’armonizzazione normativa in tutto il settore, in linea con gli standard globali concordati – ha affermato de Juniac – Tutto con peculiare attenzione in termini di sicurezza. I Boeing 737 Max? Dobbiamo avere fiducia mentre si lavora per garantire un ritorno al servizio».

In più, Iata ha invitato all’utilizzo di Iosa (Iata Operational Safety Audit), per integrare le attività nazionali di controllo della sicurezza. Bahrain, Egitto, Giordania, Libano, Kuwait, Iran e Siria lo hanno già fatto.

4. DIVERSITÀ DI GENERE. Ultimo punto, il supporto alla campagna 25by2025 lanciata di recente, per affrontare lo squilibrio di genere del settore aereo. «Siamo un settore che deve avere al suo interno un pool di talenti qualificati. Dobbiamo coinvolgere le donne in modo molto più efficace», ha ribadito de Juniac.

Le compagnie partecipanti a 25by2025 si impegnano ad aumentare il numero di donne in posizioni chiave del 25% o a un minimo del 25% entro il 2025. Qatar Airways e Royal Jordanian hanno già assunto questo impegno.

PROGRAMMA CORSIA. Infine Corsia (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation), che vuole ridurre le emissioni di carbonio. «Dobbiamo spingere questo programma – ha concluso il numero uno di Iata – Nella regione Mena hanno aderito solo l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Vanno incoraggiati più Stati a unirsi allo sforzo».

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Giulia Di Camillo
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