Gran Canaria Expert/4 Dieci unicità della destinazione

Gran Canaria Expert/4 Dieci unicità della destinazione
24 Giugno 07:00 2022 Stampa questo articolo

Gran Canaria è un’isola in cui eredità geologica, storia e conformazione naturale si sono da sempre intrecciate creando anche elementi ed attrazioni singolari, da proporre e mettere in programma in un viaggio verso la destinazione. Qui ne proponiamo dieci, tra cultura precolombiana, origini vulcaniche e coltivazioni.

1. Il Risco Caído e i Monti Sacri (Artenara / Tejeda / Gáldar / Agaete)

Recentemente insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, il gruppo di grotte che compongono il paesaggio culturale di Risco Caído e i Monti Sacri si è conquistato l’ammirazione del mondo astronomico internazionale. Il Risco Caído rappresenta infatti un indicatore astronomico con cui gli antichi abitanti dell’isola hanno misurato il passare del tempo e le stagioni più di 800 anni fa.

Si tratta di un sito archeologico che copre gran parte delle vette e dei comuni di Tejeda e Artenara e le aree superiori di Gáldar e Agaete. Ad Artenara ha sede il Centro di Interpretazione in cui conoscere il mondo aborigeno e approfondire una cultura che è sopravvissuta, isolata dal mondo, per oltre 1.500 anni.

2. Museo e sito archeologico Cueva Pintada (Gáldar)

Il Museo e Parco Archeologico Cueva Pintada è uno dei siti archeologici più importanti a Gran Canaria. Situato nel centro storico della città di Gáldar, ha l’obiettivo di garantire conservazione, ricerca e diffusione di uno dei giacimenti culturali più singolari dell’arcipelago canario, offrendo la possibilità di ammirare un esempio eccezionale di pittura murale, espressione artistica e simbolica degli antichi aborigeni.

Inoltre, mette a disposizione un centro di riferimento per conoscere il mondo precolombiano di Gran Canaria e la successione di eventi che culminarono nel 1483 con l’annessione dell’isola alla Corona di Castiglia. La scoperta di questa grotta artificiale decorata risale al 1862, tuttavia furono gli scavi archeologici del 1987 a portare alla luce l’esistenza di un villaggio, con oltre cinquanta case e grotte che costituivano l’antico centro di Agáldar nell’epoca precolombiana.

Cueva Pintada, Galdar

Cueva Pintada, Galdar

3. Cenobio di Valerón (Santa Maria della Guida)

Questa fortezza verticale, che con oltre 350 rientranze ricorda un grande alveare, è in realtà un enorme granaio costruito dagli antichi aborigeni oltre 800 anni fa dove immagazzinavano le loro eccedenze agricole per i periodi di scarsità.

Si tratta di un complesso sistema di grotte su più livelli: 298 scomparti con una grandezza compresa tra uno e tre metri quadrati, distribuiti su 8 piani, scavati con strumenti in pietra e legno nel tenero tufo vulcanico della montagna nota come Montaña del Gallego. La facile difesa del luogo, il naturale riparo offerto da un arco naturale e le condizioni di temperatura e umidità lo rendevano ideale per il suo utilizzo.

Le grotte o silos sono di varie forme e dimensioni, alcune comunicanti tra loro, e sono raggruppate su più livelli sovrapposti. I gradini scavati nella roccia esistono ancora e si ritiene che siano stati integrati con scale o impalcature e funi che non hanno lasciato traccia archeologica.

Le grotte erano chiuse con porte di materiale sconosciuto ma che si ritiene potesse trattarsi di legno, lastre di pietra o materiali morbidi come tessuti o pelli poi sigillati con una malta mescolata con cenere. Tutto questo serviva a preservare il raccolto. Nel sito sono stati trovati idoli, pintaderas (simboli runici), ceramiche, ossa umane e ceneri che si ritiene appartenessero a coloro che custodivano il granaio.

4. Cammino di Santiago di Gran Canaria

Il Camino de Santiago de Gran Canaria è un’occasione per conoscere la gastronomia e il patrimonio storico ed etnografico dell’isola lungo un percorso di circa 67 chilometri che attraversa “il continente in miniatura” da sud a nord. Quattro sono le tappe ideate che consentono di ottenere il certificato ufficiale del Camino de Santiago de Gran Canaria, provvisto di bolla papale concessa in perpetuo da Giovanni Paolo II nel 1995. Secondo la tradizione, l’itinerario parte dal Faro di Maspalomas ai piedi delle omonime dune e percorre il cammino che alcuni marinai galiziani nel XV secolo fecero per costruire un eremo dedicato al santo sulle alture di Tirajana, come ringraziamento per averli aiutati a superare una tempesta in mare. Questo cammino ufficiale – unico non continentale – finisce a Gáldar, la prima capitale di Gran Canaria (nome aborigeno Agaldar), sulla costa nord dell’isola, nella Chiesa di Santiago de Los Caballeros.

cammino Gran Canaria

5. Riserva Naturale di Los Tilos de Moya (Moya)

Il 65% della superficie di questa località è costituita da spazi naturali protetti, il ché la rende una delle mecche dell’escursionismo isolano con dodici sentieri distribuiti su tre percorsi che vanno dalle cime alla costa. Le sue favorevoli condizioni orografiche e climatiche, che le hanno valso il soprannome di ‘Cittadina Verde‘, hanno permesso la sopravvivenza nel territorio di una delle riserve più importanti della foresta di Laurisilva (ovvero l’alloro dell’Era Terziaria), che si trova ormai solamente nella regione della Macaronesia di cui fanno parte appunto le Canarie, le Azzorre e Madeira: parliamo di Los Tilos de Moya, un’area protetta del Parco Rurale di Doramas. Nella sua zona sommitale spiccano anche due degli ultimi vulcani di Gran Canaria: Montañón Negro e Caldera de Los Pinos.

6. Tejeda e i mandorli in fiore (Tejeda)

La primavera fa fiorire un vero e proprio universo di colori a Tejeda, uno dei ‘Borghi più belli di Spagna’, famoso per i suoi mandorli, con cui si preparano diversi dolci tradizionali, come “bienmesabe” e il “frangollo”, oltre ai più classici di marzapane.

Gli esploratori più golosi non dovranno mancare di visitare le pasticcerie del villaggio, tra le più famose di Gran Canaria. Il frutto più caratteristico di Tejeda dà anche il nome alla sua festa più importante: La Festa del Mandorlo in Fiore. Questa celebrazione, che si svolge durante le prime due settimane di febbraio, è stata originariamente organizzata dai giovani del posto e la sua prima edizione risale al 1970.

Ideata con il fine di conservare e diffondere aspetti della cultura e della tradizione della località e dell’isola, è rappresentativa del folclore canario: musica tradizionale, danza, artigianato, sport nativi, fiera di bestiame e agricoltura e una dimostrazione delle attività rurali tipiche. Da un po’ di anni a questa parte uno dei giorni delle celebrazioni è dedicato al turismo. I visitatori che si trovano in questo periodo a Gran Canaria potranno, quindi, divertirsi con i giochi popolari e le esibizioni di sport tradizionali e gruppi folcloristici.

7. L’unica piantagione di caffè in Europa

Forse non tutti sanno che nel nord dell’isola di Gran Canaria si trova l’unica piantagione di caffè europea.

Stiamo parlando della Finca La Laja, famosa per le sue arance, il caffè e i vini; una tenuta con oltre 200 anni di vita, situata ai piedi delle scogliere di Tamadaba nel cuore della verdissima valle di Agaete.

Il caffè è coltivato all’ombra di aranci, manghi, guaiave e piante di avocado, con una produzione che supera appena i 1500 kg di caffè annui ricavati da circa 8000 piante, coltivate biologicamente e con l’irrigazione e l’innesto che corrispondono alle colture con cui sono associate. La varietà coltivata è la Tipica, una delle più antiche e, anche se oggi è in disuso nella maggior parte dei Paesi produttori di caffè, l’eccellente qualità dei suoi frutti ha fatto sì che qui venga recuperata e riutilizzata.

Il caffè non si vende all’estero e per provarlo o comprarlo bisogna andare a visitare la piantagione, ed è una visita che merita il viaggio perché oltre al caffè si può visitare las Bodegas Los Berrazales, sempre nella stessa tenuta, famosa per i vini, che hanno ottenuto importanti riconoscimenti nelle Isole Canarie, e dove poter partecipare sia a visite guidate sia alle degustazioni.

8. Vini d’altura

Tra i vini locali vale la pena citare gli Agala, delle cantine Bentayga, che vantano i vitigni più alti d’Europa e portano il nome dei metri d’altitudine in cui è cresciuto il vitigno di produzione.

I vigneti si trovano tutti nel territorio di Tejeda. Quest’area si trova al centro, sulla vetta dell’isola di Gran Canaria, nel versante sud-ovest protetto dalle nuvole che sono trasportate dai venti Alisei e che sono intrappolate sul versante nord. Ciò garantisce la presenza di cieli blu puliti durante tutto l’anno. La temperatura media annuale è di circa 19°C e le precipitazioni medie sono di 700 mm. A nord confina con il comune di Artenara che vanta un clima identico e aree di elevato interesse archeologico come la Mesa de Acusa. Entrambi i comuni sono stati dichiarati dall’Unesco, nel 2005, Riserva Mondiale della Biosfera, riconoscendone l’alto valore paesaggistico e culturale.

La cantina si trova vicino al vigneto più alto. Parte delle sue strutture sono scavate nella pietra naturale e in una delle grotte si trova la sala di maturazione e invecchiamento che vanta condizioni temperatura e umidità stabili. I vini rossi riposano qui in barriques nuove di età inferiore ai 5 anni, di rovere americano, ungherese e francese delle foreste di Allier. La scelta del tipo di botte per ogni tipo di uva risponde a un’attenta decisione dell’enologo. Attualmente la cantina ha una capacità produttiva di 55.000 litri e i vini sono imbottigliati direttamente in azienda.
Due dei suoi migliori vini sono il 1175 o il 1318, da provare.

vigneti a Gran Canaria

Vigneti a Gran Canaria

La storia dei vitigni è strettamente intrecciata a quella dell’isola stessa. Infatti, circa 14 milioni di anni fa, vale a dire l’età dell’isola di Gran Canaria, dopo una fase iniziale di eruzioni durata 5 milioni di anni, il centro dell’isola sprofondò dando origine a un’imponente caldera, la Caldera di Tejeda, Questo paesaggio così primitivo fu descritto dallo scrittore del tardo Ottocento Miguel de Unamuno, nella sua visita a Tejeda nel 1910, come “la tempesta pietrificata”.

Dalle eruzioni emersero alcuni monoliti basaltici, simboli geologici dell’isola, tra cui il Roque Nublo, simbolo di Gran Canaria con 1.813 m di altitudine e 70 metri di altezza, il Fraile, la cui sagoma ricorda un frate con le sue mani in posizione di preghiera, la Rana e il Roque Bentayga, a cui si rifà il nome delle cantine.

Il Roque Bentayga, che raggiunge i 1.404 m, sovrasta i vigneti e la cantina. Si ritiene che sia stato un luogo di culto per gli antichi canari anche se altre fonti ipotizzano che fosse una fortezza militare da cui era controllata l’intera caldera di Tejeda e uno degli ultimi luoghi di resistenza durante le battaglie che portarono alla conquista dell’isola, durate 5 anni (1478-1483), da parte della Corona di Castiglia (I Re Cattolici).

Nelle grotte del Roque Bentayga sono stati trovati anche alcuni petroglifi, ovvero incisioni sulla roccia, realizzati dagli aborigeni. Sebbene il loro significato non sia noto, ne sono stati adottati alcuni come immagine di questi vini: ad esempio le croci che compaiono sulle etichette, sulle capsule e sui tappi dei vini Agala.

9. La distilleria di rum più antica d’Europa

Parlare delle vicende legate al rum non è narrare solo le avventure piratesche o raccontare del classico Cuba Libre, ma anche della storia delle Isole Canarie, perché per conoscere le origini di questa bevanda dobbiamo risalire al 1493 quando Cristoforo Colombo, nel suo secondo viaggio in America, portò le prime piante di canna da zucchero da Gran Canaria alle Antille.

In realtà, a quell’epoca anche a Gran Canaria si stava già espandendo la produzione delle prime “Fabbriche di zucchero” costituite da grandi fabbricati quasi sempre dislocati nelle zone più vicine alle piantagioni e ai corsi d’acqua. La posizione strategica delle isole fece sì che questo dolce prodotto venisse esportato in Europa raggiungendo il suo apice nel XVI secolo. Tuttavia, a un certo punto l’aumento della produzione in America, determinò la fine dell’industria dello zucchero nell’Arcipelago.

Il clima delle Antille si rivelò particolarmente adatto alla canna da zucchero e già nel 1539 un documento cita i prodotti di quest’industria come lo zucchero bianco e lo zucchero raffinato.

La leggenda narra che fu uno schiavo a ispirare la produzione del rum. I gambi delle canne venivano spremuti per estrarre il succo mentre il liquido in eccesso rimasto, chiamato melassa, fermentava. Uno schiavo bevendo accidentalmente questo liquido fermentato si intossicò.

I colonizzatori si accorsero che i “selvaggi”, i neri e i poveri, preparavano con questo estratto una bevanda molto forte, che li rendeva felici e grazie alla quale era più facile dimenticare il loro triste destino. Osservarono come questo sciroppo, esposto al sole per qualche tempo e con l’aggiunta di zucchero, fermentasse in qualcosa di simile al rum odierno, e subito ne approfittarono. Anche in Europa si cominciò a parlare di questa bevanda che aveva uno strano effetto sul comportamento delle persone.
I pirati furono i primi a trasportarla con sé e divenne ben presto una fedele compagna dei lupi di mare, nel 1655, l’ammiraglio inglese Penn ordinò la distribuzione giornaliera di una razione di liquore tra i marinai britannici creando così una tradizione rimasta in vigore fino al 1970.

Nel 1731 l’ammiraglio Edward Vernon ordinò che la razione giornaliera fosse diluita con acqua e poi succo di limone per prevenire la diffusione dello scorbuto tra l’equipaggio. Questo mix è uno dei primi cocktail di rum conosciuti ed è stato chiamato “Old Grog” in onore del soprannome dell’ammiraglio.

Se qualcosa contraddistingue il rum è che, pur avendo la stessa materia prima, il suo sapore varia molto a seconda della zona di produzione. Gran Canaria in particolare vanta una formula conosciuta in tutto il mondo per la sua Denominazione di Origine Protetta, “Ronmiel “, il Ronmiel de Canarias o Rum al miele. Questo liquido ambrato a base di distillato il cui nome è legato al miele che ne incorpora la ricetta (superiore al 2% del volume totale). Il risultato? Un liquore dolce e corposo che di solito si beve dopo i pasti.

10. Necropoli di Mapiés (Agaete)

A Gran Canaria troviamo varie necropoli che ci raccontano la vita e le usanze degli antichi abitanti delle Isole Canarie. Tra queste una delle più suggestive è sicuramente la Necropoli del Maipés, un ampio luogo funerario vicino ad Agaete. Si tratta di un vero e proprio cimitero eretto su materiale vulcanico tra i più spettacolari dell’arcipelago canario, con una superficie di oltre un chilometro quadrato. Il Maipés è infatti una piana di lava solidificata dove si conserva una necropoli di circa 700 tombe degli antichi canari, alcune realizzate oltre 1.300 anni fa.

Le tombe o tumuli, costruite con le pietre vulcaniche, hanno generalmente una forma tronco conica e in alcuni casi raggiungono 8 metri di diametro e 3 metri di altezza. Il defunto veniva depositato sul terreno avvolto in stuoie e intorno al suo corpo veniva innalzato il tumulo.

Nel 1974 il giacimento fu dichiarato Bene di Interesse Culturale e classificato come Zona Archeologica. Oltre al suo evidente valore archeologico sono degne di nota l’impressionante geologia della colata vulcanica e la flora e fauna del posto. Si trova sotto le spettacolari scogliere dove sorge la pineta di Tamadaba, dichiarata Parco Naturale. Il Parco Archeologico dispone di un Centro d’Interpretazione e una serie di percorsi per visitare il giacimento attrezzati per le persone diversamente abili. Le informazioni offerte sui pannelli, cartelloni, modellini o applicazioni multimedia sono disponibili in varie lingue.

Per informazioni: www.grancanaria.com

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