Gamification, così il videogame fa marketing territoriale

11 Ottobre 07:00 2019 Stampa questo articolo

Piede sull’acceleratore per la gamification, ovvero il processo in grado di applicare dinamiche tipiche dei videogame al marketing per sfruttarne le potenzialità promozionali su un prodotto o un luogo. Nel caso dei videogiochi ambientati in luoghi fisici noti o meno noti, infatti, si sta sviluppando, sempre di più, una strategia che è un po’ la trasposizione di ciò che avviene con le film-commission nel mondo del cinema.

L’esempio tutto italiano di come un videogioco può diventare veicolo promozionale per una destinazione è “The Medici Game: Murder at Pitti Palace”, che dal prossimo autunno coinvolgerà gli appassionati del joystick in un’avventura investigativa all’interno del famoso palazzo di Firenze. Una mossa, questa, che ha tutti i connotati per essere una promozione turistica: e non a caso, ideato dalla società editrice Sillabe, il videogioco è prodotto in collaborazione con l’Opera Laboratori Fiorentini-Civita e Gallerie degli Uffizi, che hanno fornito consulenza per l’ambientazione del gioco in corso di realizzazione presso gli studi dell’associazione culturale TuoMuseo. La protagonista del gioco è Caterina, una giovane studentessa di storia dell’arte, che s’improvvisa detective per uscire indenne dalla prestigiosa dimora.

Sono proprio le conoscenze artistiche di Caterina ad aiutarla a districarsi attraverso gli scenari più prestigiosi del palazzo, dalla Sala Bianca alla Prometeo, per poi uscire all’esterno e percorrere angoli caratteristici come il Giardino di Boboli e la famosa Grotta del Buontalenti. Ed è la fedele riproduzione grafica dei luoghi più suggestivi a costituire l’elemento-chiave della narrazione, con un sicuro apporto promozionale poiché il videogame suscita un forte richiamo che può indurre il giocatore alla visita fisica di questi luoghi o perlomeno a suscitare curiosità intorno al contesto urbano di Firenze.

E che il mondo dei videogame può diventare, come avviene per il cinema, un formidabile motore promozionale lo ammette anche il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: «È un’iniziativa fantasiosa per interessare il pubblico più giovane e avvicinarlo ai nostri musei, offrendo spunti innovativi per avvicinarlo al nostro patrimonio culturale».  Ma non è di certo la prima volta, e non sarà l’ultima, che una destinazione diventa lo scenario ideale per il mondo dei videogiochi: Venezia, ad esempio, vanta ben 12 ambientazioni in altrettanti videogame tra i più diffusi, compresa un’edizione di Tomb Raider; e ancora, due anni fa una versione del popolare Gears of War 4 è stato ambientato a Palmanova in Friuli, così come The Town of Light si svolge in una Volterra degli anni ‘30.

Non manca Roma, che appare in oltre 10 videogame, tra cui La Breccia. Andando invece sul sud Italia, la Sicilia è lo scenario di Call of Duty II, che ripropone le vicende legate allo sbarco nell’isola durante la Seconda guerra mondiale. Infine, famose capitali europee come Berlino e Parigi, palcoscenici virtuali di tanti giochi. E Persona5, tra i più popolari al mondo, con Tokyo che si prende la scena forte di evocazioni ambientali di sicuro effetto promozionale.

L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

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