Francoforte, la meeting industry riparte da Imex

Francoforte, la meeting industry riparte da Imex
01 Giugno 07:00 2022 Stampa questo articolo

Ripartenza ibrida per la meeting industry mondiale: è il segnale più vistoso lanciato durante la prima giornata di Imex a Francoforte, di scena fino al 2 giugno con uno stand di Mitur e Enit che promuove tutta la penisola italiana in sinergia con le regioni, i vari convention bureau e i buyer internazionali in una rete strategica condivisa.

Il business travel è un settore cruciale del turismo italiano e in forte espansione nonostante la battuta d’arresto dettata anche dall’impossibilità di pianificare sul lungo periodo, che è una delle caratteristiche del Mice basato su pianificazioni anticipate. Proprio per questo Enit ha aumentato la quota di budget destinata alla promozione di questo settore che nel 2019 contava 13.254 meeting nel mondo, l’Italia occupava il quinto posto con 218mila business travel, superando un competitor del calibro del Canada.

I trend vedono ancora settembre, ottobre e giugno tra i mesi più gettonati per organizzare gli incontri, mentre dicembre, gennaio e febbraio i meno popolari. La scienza medica (17%), la tecnologia (15%) e la scienza (13%) sono i temi principali dei meetings internazionali. Guardando agli altri Paesi, gli Usa con 934 meeting si confermano al primo posto nella classifica dei 10 Paesi che hanno ospitato il maggior numero di congressi nel 2019 e rimangono saldi al primo posto anche nella classifica dei Paesi per numero di partecipanti, con 357mila delegati ospitati nel 2019. La Germania rimane al secondo posto con 714 convegni, mentre la Francia si porta in terza posizione, al posto della Spagna, con 595 meeting. Il Regno Unito in quinta posizione e l’Italia, con 550 congressi ospitati, resta in sesta (+5,4% sul 2018). Seguono Cina, Giappone, Paesi Bassi e Portogallo.

Quanto alla mappatura geografica nazionale delle location Mice, primeggiano Roma (373 sedi, circa il 7,0% del totale), Milano (272, il 5,0%) e Firenze (117, il 2,2%).

Gli alberghi congressuali presenti sul territorio rappresentano il 67,3% delle sedi totali e hanno ospitato circa l’81,0% degli eventi nel 2019.

«Se analizziamo i dati disponibili – osserva il Presidente Enit Giorgio Palmucci – ci rendiamo conto di quanto sia aumentata la determinazione di fattori come la reputazione, l’accessibilità dei luoghi, i fattori ambientali, il clima, le opportunità extra conferenze, le caratteristiche delle strutture ricettive per qualità e standard di sicurezza e come ci si orienti anche su strutture con meno camere con un’ospitalità più familiare. E’ cresciuto l’interesse per strutture con aree esterne con flessibilità degli spazi, attenzione alla sostenibilità e all’enogastronomia e con avanzata dotazione tecnologica».

«Il successo dei meeting face to face – secondo l’ad Enit Roberta Garibaldi – dovrà essere basato in futuro sulla qualità dei contenuti e l’apporto che la destinazione può dare al raggiungimento degli obiettivi dell’evento, con l’affiancamento di elementi virtuali, un’offerta di effettiva esperienza di networking, e la sostenibilità. Occorre concentrarsi sul valore intellettuale che la destinazione può offrire agli incontri con interazioni tra pubblico e privato. Esperienze di networking efficaci da parte dall’organizzatore sarà fondamentale per il successo e il ritorno di investimento del meeting in presenza».

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