Finisce l’era del lungo raggio low cost

Finisce l’era del lungo raggio low cost
15 Gennaio 07:00 2021 Stampa questo articolo

Debiti, mosse spregiudicate, costi insostenibili e un pizzico di sfortuna: Norwegian Air chiude il ciclo delle compagnie aeree che volevano rivoluzionare le tariffe per viaggiare tra Usa ed Europa.

Il modello, infatti, stentava a decollare già prima del “tremendo” 2020 e c’è chi come il ceo di Ryanair, Michael O’Leary, non aveva mai creduto in questa tipologia di business. Ora, però, è ufficiale: Norwegian Air, pioniere del lungo raggio low cost fin dal 2013, ha definitivamente abbandonato i suoi sogni long haul e si concentrerà solo sulle rotte europee.

UN FALLIMENTO ANNUNCIATO. Prima di lei anche le brand carrier Level (Gruppo Iag) e Joon (Gruppo Air France-Klm) – nate per fare concorrenza proprio a Norwegian e aprire nuovi spazi di mercato – avevano chiuso la loro breve carriera, a causa di un modello di business che stentava a decollare, schiacciato da troppi costi e concorrenza. Prima ancora anche l’islandese Wow Air e la danese Primera avevano lanciato, senza successo e arrivando al fallimento, il lungo raggio low cost verso gli Usa.

Nel caso di Norwegian, però, ha pesato molto la situazione finanziaria del vettore che ha contratto debiti per oltre 7 miliardi di euro e ha visto le perdite aumentare dal 207 ad oggi senza sosta. Lo scorso anno, poi, sono arrivati ben due salvataggi (a maggio e a dicembre 2020) con la formula della ristrutturazione societaria anticipata dalla riconversione del debito dei creditori in azioni, che hanno evitato il fallimento della compagnia. Fallimento ancora possibile e che ha costretto la compagnia aerea a rivedere radicalmente i suoi piani, sacrificando basi, personale e aerei.

TRA RISCHIO E SFORTUNA. Anche in questo caso, quindi, la pandemia sembra aver accelerato un processo già in atto, perché i conti di Norwegian Air traballavano già dal 2019. E i debiti accumulati dalla società utili a scalare velocemente il settore del trasporto aereo sulle rotte Usa-Europa, erano diventati già da tempo una zavorra insostenibile.

Sempre nel 2019, poi, il grounding dei 737 Max di Boeing (sbloccato solo poche settimane fa, ndr) in seguito ai disastri Ethiopian Airlines e Lion Air avevano complicato le cose. La compagnia norvegese non solo aveva firmato con Boeing uno degli ordini più esosi proprio per gli aeromobili bloccati a terra dalle autorità internazionali; ma era uno dei clienti più importanti per i 787 Dreamliner che, nel frattempo, avevano riscontrato delle anomalie ai motori e erano stati costretti ad alcuni mesi di inattività. Con le consegne congelate e alcuni aerei parcheggiati, quindi,  Norvegian aveva dovuto rivedere i suoi piani di espansione e aveva perfino deciso di intentare la causa legale contro Boeing.

Ora, con la decisione di rinunciare al “sogno” del lungo raggio low cost da parte della linea aerea scandinava cala il sipario una volta per tutte sulle ambizioni di chi ha voluto sfidare i colossi europei e nordamericani sulle rotte più profittevoli, cercando di applicare su scala intercontinentale il modello Ryanair e l’uso spregiudicato delle ancillary.

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Gabriele Simmini
Gabriele Simmini

Redattore

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