Federterme dice sì alla revisione della legge quadro

Federterme dice sì alla revisione della legge quadro
18 Maggio 15:04 2017 Stampa questo articolo

Federterme ha dato la sua benedizione alla revisione della legge quadro di settore. Al termine dell’audizione alla Commissione Attività produttive di Montecitorio, il presidente di Federterme, Costanzo Jannotti Pecci, ha rivelato di aver espresso parere favorevole al ddl di riforma della legge 323 del 2000 (la prima legge quadro sulle terme) presentato dai deputati Edoardo Fanucci e Vanessa Camani.

La proposta «recepisce la gran parte delle istanze delle imprese del settore e, una volta approvata, renderà disponibili certezze normative e risorse indispensabili per far ripartire l’intero comparto, fornendo nel contempo la possibilità a chi amministra di rendere effettive le politiche di rilancio, che troppo spesso restano solo sulla carta», ha commentato Jannotti Pecci.

Tra i principali contenuti del provvedimento, quelli di maggiore rilevanza sono: l’istituzione del fondo per la riqualificazione termale, l’atteso chiarimento interpretativo sull’inapplicabilità della “Direttiva Bolkestein” alle procedure di rilascio/rinnovo delle concessioni per acque minerali e termali; linee guida per politiche virtuose di privatizzazione delle terme in mano pubblica, un credito d’imposta per la riqualificazione e la promozione dedicata del prodotto “Terme d’Italia”.

Federterme ha poi avanzato alcune proposte, tra queste la razionalizzazione delle risorse rivenienti ai Comuni termali dalla tassa di soggiorno, finalizzandone l’utilizzo alla realizzazione di iniziative di promozione del termalismo locale (e in quota parte nazionale) e ad aspetti infrastrutturali di diretto interesse delle attività termali.

La federazione ha anche chiesto che nella legge possano trovare posto una serie di norme destinate ad ampliare il range delle attività sanitarie svolte dalle terme, anche in linea con le risultanze recentemente emerse al tavolo sul rilancio del termalismo istituito presso il ministero della Salute.

«Devono essere inserite – continua Jannotti Pecci – norme che semplifichino i profili autorizzatori degli stabilimenti termali, rendendoli omnicomprensivi di tutte le attività sanitarie che negli stessi possono essere svolte; previsioni che favoriscano l’integrazione degli stabilimenti termali con le altre strutture sanitarie del territorio in particolare nel settore della riabilitazione e che obblighino le Regioni, nell’ambito dei propri bilanci, a riservare apposite risorse per l’attuazione di quanto previsto dalla ‘spending review’ per la sperimentazione di nuovi modelli di assistenza finalizzati al contenimento della spesa, attraverso appositi accordi tra strutture sanitarie pubbliche e aziende termali».

Completano il quadro proposto dalla Federterme la facoltà, per le aziende termali, di realizzare in modo sistematico programmi di educazione sanitaria e campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale; il rilancio delle scuole di specializzazione in medicina termale e rendere finalmente fruibile la figura dell’operatore termale.

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