Federalberghi: «Senza cassa integrazione 500mila posti di lavoro a rischio»

Federalberghi: «Senza cassa integrazione 500mila posti di lavoro a rischio»
18 Gennaio 13:42 2022 Stampa questo articolo

Allarme occupazione nell’hôtellerie e in tutto il comparto turistico: senza un’adeguata cassa integrazione Covid almeno 500mila posti di lavoro sono a rischio. È l’ennesimo monito lanciato da Federalberghi vista la situazione generata dalla pandemia che continua a tartassare il turismo italiano e in particolar modo il comparto ricettivo.

A evidenziare il tema della grande crisi per gli hotel sono i dati recentemente diffusi da tutti gli osservatori nonché il desolante scenario delle città d’arte, private del turismo straniero.

La nuova ondata di contagi, inoltre, ha determinato un’ulteriore diminuzione delle già scarse presenze nelle strutture ricettive, aggravandone la situazione economica e finanziaria. Il quadro assume l’aspetto più allarmante proprio nelle località nelle quali maggiore è il peso delle presenze degli stranieri, come le città d’arte.

Per scongiurare la deflagrazione della crisi, il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, si è rivolto ai segretari generali delle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs sollecitando un incontro urgente per l’esame delle prospettive del settore e per la verifica dell’attuazione delle richieste avanzate dalle parti sociali a governo e Parlamento.

«Le grandi città, che nel 2019 rappresentavano un quinto delle presenze turistiche registrate in Italia – osserva Bernabò Bocca – hanno subito un crollo del 71% nel 2021: è pressoché impossibile sopravvivere con questi dati. Non stupisce quindi che molte imprese siano chiuse da marzo 2020 e che molte altre purtroppo torneranno a chiudere nei prossimi giorni, a causa di una domanda stagnante e del clima d’incertezza generalizzato».

La federazione sottolinea l’importanza della proroga degli ammortizzatori sociali Covid-19.

In relazione a quest’ultimo aspetto, l’impedimento nel poter fare ricorso all’integrazione salariale di emergenza sta portando – nelle realtà maggiormente colpite dalla crisi – alle aperture di tavoli sindacali per la riduzione di personale.

«È evidente – conclude Bocca – che si sta vivendo un dramma quotidiano, che rischia di provocare un contraccolpo durissimo ai 500mila lavoratori e di conseguenza alle loro famiglie».

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