Federalberghi, la Carta di Capri
tra fisco soft e anti abusivismo

Federalberghi, la Carta di Capri<br> tra fisco soft e anti abusivismo
06 maggio 10:01 2019 Stampa questo articolo

È stato battagliero più del solito Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, alla 69ª assemblea generale della federazione tenutasi a Capri, durante cui ha dettato la roadmap delle imprese alberghiere: minore pressione fiscale, lotta all’abusivismo, formazione qualificata, minor costo del lavoro e un secco no all’aumento dell’Iva. Una sorta di “Carta di Capri” per il settore dell’ospitalità.

Nonostante le buone perfomance del turismo italiano, infatti, le aziende dell’ospitalità sono attanagliate da un cuneo fiscale che per mantenere un posto di lavoro con un stipendio di 1000 euro impone all’imprenditore un costo annuale di 30mila euro. E per di più, si è aggiunta la beffa di un abusivismo che sfrutta la mancanza di regole chiare e uguali per tutti per evadere le tasse.

E così, Bocca ha colto l’occasione per ribattere anche alla dura replica dei giorni scorsi di Airbnb: «L’isterica reazione di questa piattaforma digitale dimostra che abbiamo toccato un nervo scoperto. A parte il fatto che non è mai stato pronunciato il loro nome, che peraltro secondo stime incassa imposte di soggiorno per 200 milioni di euro, il nostro ragionamento è lineare e le richieste legittime. È inaccettabile che realtà extra alberghiere beneficino di regimi forfettari per la tassa di soggiorno, mentre gli albergatori rischiano fino a quattro anni di reclusione se ritardano il versamento dell’imposta. Chiediamo, dunque, che anche le strutture alberghiere possano accedere al regime forfettario».

Briatore-Centinaio-BoccaAlla presenza a Capri del ministro Gian Marco Centinaio, il presidente di Federalberghi non risparmia critiche nemmeno al governo: «Pensiamo che il reddito di cittadinanza e quota 100 non siano strumenti in grado di far ripartire l’economia italiana. Auspichiamo, invece, ben altro approccio per un concreto sostegno alle imprese, perché è solo consentendo a queste ultime di investire e assumere che si possono far ripartire i consumi. E a proposito di flat tax, malissimo pensare di finanziare questo intervento, condivisibile se proporzionato, con un aumento dell’imposizione indiretta sui consumi, che avrebbe il solo effetto di deprimere ulteriormente la domanda interna».

A onor del vero, ha poi aggiunto Bocca, «qualche bagliore si è avuto con una maggiore attenzione posta negli ultimi anni alla necessità di attrarre finanziamenti privati, anche attraverso misure di incentivo fiscale come l’art bonus e il tax credit, evidenziando in tale campo un approccio innovativo, che tuttavia ha prodotto risultati ancora solo parziali». Secondo il numero uno di Federalberghi, quindi, occorre investire maggiormente su questi strumenti in grado di catalizzare le risorse verso una riqualificazione dell’offerta ricettiva per renderla competitiva, soprattutto nel segmento luxury che vede l’Italia in pole position.

Bocca ne ha comunque per tutti, anche per i partner della filiera turistica, in particolare le agenzie di viaggi, indirettamente chiamate in causa da un suo esplicito rilancio dell’istanza degli albergatori di poter vendere altri servizi turistici e quindi pacchetti per i propri ospiti, con un’adeguata riforma delle norme sul turismo organizzato: «un’opzione dettata dalle esigenze del mercato».

Sul macro scenario, poi, c’è un tema caro a Bocca: «La governance del turismo passa attraverso un virtuoso coordinamento tra vari ministeri, tra cui quelli dei Trasporti e dell’Interno, per poter realizzare concretamente piani a lungo termine. Questo perché una delle debolezze più evidenti del nostro sistema turistico è la scarsa lungimiranza, soppiantata da programmi a breve termine. Vuoi anche perché siamo in perenne campagna elettorale. Ma i mercati non aspettano certo gli esiti delle nostre elezioni».

Infine, ma certo non perché marginale, il tema della formazione professionale: «In questi anni le imprese alberghiere, sostenendo i fondi interprofessionali di formazione e gli enti bilaterali, hanno avviato una significativa opera di ammodernamento del capitale di competenze e conoscenze attraverso i percorsi formativi».

Si è trattato di un investimento notevole, sia in termini economici che di impegno organizzativo, specialmente nelle realtà di dimensioni più contenute. «Oggi queste imprese vedono l’investimento sfumare perché non possono utilizzare a pieno le potenzialità date dalla contrattazione collettiva del nostro settore a causa delle nuove disposizioni contenute nel decreto dignità – ha concluso Bocca – Così come la nuova disciplina del lavoro accessorio, i cosiddetti buoni lavoro o voucher rappresentano un’occasione perduta. Ci sono ancora vincoli francamente incomprensibili. Anche su questi temi Federalberghi ha formulato proposte in grado di conciliare le esigenze delle imprese e le comprensibili richieste dei lavoratori».

Special guest all’assemblea di Capri è stato Flavio Briatore, imprenditore turistico che, dopo la Sardegna e la Toscana, si sta maggiormente occupando di investimenti in spiagge, resort e locali tra il Principato di Monaco, Londra e Dubai, semplicemente perché «in molti Paesi esteri l’imprenditoria viene premiata o comunque agevolata nei suoi investimenti. Da noi, investire sul segmento luxury è causa di invidie, di incredibili situazioni di stallo. Se l’Italia vuole ospiti alto spendenti deve far sì che possano davvero spendere e rimanere più giorni dalle nostre parti, vivere bene la loro vacanza, avere facile accesso alle mete e ai servizi. Occorre investire pesantemente su infrastrutture, servizi e personale di nuova generazione. Non è pensabile che per raggiungere Capri dall’aeroporto di Napoli, un turista di lusso debba impiegare due ore».

«Le stesse agenzie – ha aggiunto Briatore – sono operativamente fuorigioco, perché quasi tutto si è spostato sul mercato digitale ed è lì che l’Italia deve investire maggiormente, con enormi potenzialità per l’occupazione. Trovo assurdo che la Germania vanti ben 3 milioni di addetti nel turismo, quando l’Italia, che può vantare il triplo delle attrazioni turistiche, non arriva a 2 milioni di addetti. Così come è inaccettabile che il sito web del nostro Paese sia tradotto solo in otto lingue, quando il portale della Spagna vanta 30 traduzioni. Almeno cerchiamo di copiare dagli iberici».

Al termine dell’assemblea – che il prossimo anno sarà organizzata a Parma – commenti in chiaroscuro tra i numerosi albergatori presenti: uno su tutti quello esplicito di Giovanni Battaiola, presidente di Asat (Associazione Albergatori e Imprese Turistiche della Provincia di Trento): «Sono deluso dal ministro che ha sostanzialmente ammesso di non essere riuscito a realizzare granchè, se non un nuovo cda Enit a quasi un anno dall’insediamento del governo. Se le tempistiche sono queste, per il nostro turismo non si va molto lontano».

L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

Guarda altri articoli