Exploit vietnamita: business da 22 miliardi

Exploit vietnamita: business da 22 miliardi
08 maggio 07:00 2019 Stampa questo articolo

Più di 13 milioni di turisti stranieri negli ultimi dodici mesi. Con una crescita del 300% in otto anni. È un vero e proprio boom quello che sta attraversando l’industria del travel in Vietnam e che nel solo 2018 ha portato il Paese nel ristretto numero delle destinazioni a più alto potenziale turistico di tutto il mondo, prima in assoluto se si guarda al solo continente asiatico.

Risultato: sempre nel 2018, per la prima volta il Vietnam è stato nominato “Asia’s Leading Destination” ai World Travel Awards, proprio mentre il fatturato complessivo generato dal comparto turistico è arrivato a toccare quota 22 miliardi di dollari, contribuendo alla crescita del Pil nazionale per il 7,5%.

«Il rapido sviluppo del numero di visitatori ci ha spinto a inserire il turismo come uno dei fattori-chiave per lo sviluppo economico del Paese nei prossimi anni», ha detto recentemente Nguyen Quy Phuong, director of travel management department nella Vietnam National Administration of Tourism, sottolineando come la spesa media dei turisti internazionali sia di 900 dollari a viaggio, una cifra inferiore rispetto ai 1.105 di Singapore, ai 1.109 dell’Indonesia e ai 1.565 dollari della Thailandia.

Per il futuro, quindi, l’obiettivo messo nero su bianco da una risoluzione del Politburo di Hanoi è di arrivare a quota 17-20 milioni di stranieri (e 82 milioni di vietnamiti) entro il 2020, tutti attratti da un’offerta che può vantare oltre 3mila chilometri di coste, itinerari culturali, siti storici e viaggi di lusso.

Per farlo, verrà messo in campo anche un massiccio piano di investimenti in infrastrutture, necessarie soprattutto per aprire al turismo anche le province più lontane. Perché, nonostante tutto, molto resta ancora da fare in un settore che, fino a questo momento, è cresciuto in modo talmente spontaneo che in mete come come Ho Chi Minh City e Hanoi l’offerta alberghiera è in grado di fronteggiare la domanda, mentre in luoghi come Phu Quoc il numero di camere è in costante deficit rispetto alla richiesta.

Merito, tra le altre cose, di una politica dei visti diventata negli ultimi anni più permissiva (il regime attuale scadrà nel 2021). Sono infatti saliti a 46 i Paesi – tra questi Cina, Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti e Regno Unito – i cui cittadini possono entrare in Vietnam con un eVisa singolo valido per 30 giorni. Per quanto riguarda le destinazioni più gettonate, invece, proprio Phu Quoc (la più grande isola del Vietnam) è diventata il nuovo polo di investimento per tutti i principali big del turismo mondiale (Alpitour incluso), affiancato dalle due principali città del Paese: Ho Chi Minh City (36,5 milioni di turisti nel 2018) e la capitale Hanoi (28 milioni).

Ma gli ultimi anni hanno visto anche altre mete svilupparsi e aprirsi ai flussi turistici: Quang Ninh, ad esempio, nel nordest del Paese, ha visto arrivare qualcosa come 12,5 milioni di visitatori negli ultimi dodici mesi; oppure Da Nang, tra le città più grandi dell’intero Vietnam, nota per le spiagge di sabbia e il suo passato come porto coloniale francese, oltre che per essere il punto di partenza ideale per raggiungere le colline dell’entroterra di Bà Nà; o ancora Hoi An, porto sulla costa centrale del Vietnam con una Città vecchia ben conservata e attraversata da canali.

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Giorgio Maggi
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