Enac: «La Brexit ci spaventa, il resto no»

Enac: «La Brexit ci spaventa, il resto no»
28 giugno 12:28 2017 Stampa questo articolo

È ancora una volta la Brexit il convitato di pietra a un convegno sul trasporto europeo. Al forum Ecac-Ue Dialogue organizzato a Roma da Enac, Aci Europe, Airlines for Europe e Boeing i temi portanti sono lo sviluppo tecnologico delle infrastrutture aeroportuali e il controllo digitale del traffico aereo.

Ma ciò che maggiormente preoccupa i gestori, i vettori e le stesse autorità dei trasporti in Europa è proprio ciò che potrà succedere nel 2019 quando la Brexit sarà un dato di fatto. A partire dal direttore generale di Enac, Alessio Quaranta, che ha spiegato chiaramente: «In Italia abbiamo creato un sistema di regole stabili e siamo diventati un Paese attrattivo per gli investitori esteri nel trasporto aereo. Quando nel 2012 son stati firmati i contratti di programma, i gestori aeroportuali italiani sono andati in giro per il mondo alla ricerca di finanziamenti e quei contratti sono stati giudicati i migliori strumenti posti in essere. In questa ottica è chiaro che ci spaventa di più la Brexit che altre priorità che abbiamo comunque pianificato».

Riguardo ai rapporti tra aeroporti e vettori, invece, il sistema normativo pensato dall’Europa prevede una stretta collaborazione: «C’è confronto e discussione, ma poi la soluzione si trova: basti pensare che il sistema europeo è molto reattivo rispetto alle evoluzioni del mercato. E i risultati si vedono: in Italia, ad esempio, in questi primi quattro mesi del 2017, abbiamo registrato un incremento del 4%, ben oltre le previsioni fatte e anche per l’estate ci si aspetta un buon andamento. Proprio per questo si sente l’esigenza di ammodernare l’intero sistema aeroportuale. Di certo questo forum ha dimostrato che una volta tanto l’Italia, rispetto ad alcune problematiche poste da altri Paesi europei, è un passo avanti, perché ci siamo dati un sistema regolatorio trasparente ed efficace per gli investimenti».

Riguardo all’adeguamento dei sistemi aeroportuali, lo sviluppo del trasporto aereo e le regole per i cieli europei, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha sottolineato come l’Italia stia già facendo la sua parte con risultati evidenti: «Grazie ai nostri contratti di programma abbiamo attratto investimenti anche dall’estero e, nei prossimi vent’anni, verranno impiegati almeno 5 miliardi di euro d’investimenti per ammodernare i nostri scali e rendere efficace il modello della intermodalità che per l’Italia risulta essenziale per coinvolgere anche territori decentrati a forte attrazione turistica. Ecco perché c’è un nostro preciso obiettivo di sviluppare in modo efficace anche gli aeroporti regionali».

Una roadmap ben chiara, quindi, sia per il nostro Paese che per l’Europa, entrambi chiamati a condividere piani per la digitalizzazione nel controllo del traffico aereo e tecnologie avanzate anche negli aeroporti: tutto questo nonostante l’incubo della Brexit.

Lo stesso Michael O’Leary di Ryanair, solitamente spavaldo nelle sue dichiarazioni, ha evidenziato con una slide la grossa incognita che rappresenta l’uscita dalla scena europea del Regno Unito, anche per la regina delle low cost. O’Leary ha poi ricordato come con la tassazione dei governi non si aiuti lo sviluppo, né tantomeno con il protezionismo si fa fronte a una domanda aerea di miliardi di passeggeri.

Tutto questo a fronte di una domanda aerea che da qui al 2030 «richiederà l’inserimento nelle flotte delle compagnie aeree del mondo qualcosa come 40.030 aeromobili nuovi per investimenti di 6,1 trilioni di dollari», ha pronosticato Randy Tinserth, vice president marketing di Boeing.

 

L'Autore

Andrea Lovelock
Andrea Lovelock

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