Emirati tra deserto e grattacieli: viaggio nella terra dei superlativi

05 marzo 07:00 2019 Stampa questo articolo

Eppure lo senti. Sotto i grattacieli che svettano imponenti, le isole artificiali che spuntano come funghi, i resort extralusso con piscine private e le fontane che regalano danze di acqua cristallina a ogni  ora del giorno. Sotto, al di là di ogni follia, c’è il deserto, l’anima di questo Paese una volta popolato da semplici beduini. Difficile spiegare l’energia degli Emirati Arabi, il Paese dei superlativi. Tutto qui è “il più grande del mondo”, dove impossibile sembra una parola bandita dal vocabolario. Te ne accorgi già alla partenza da Fiumicino. Per lo speciale celebration fam trip del t.o. Idee per Viaggiare, Emirates, da vent’anni partner dell’azienda romana, ci fa accomodare sui sedili dell’A380, il gigante dei cieli, due piani e 850 posti. In prima, si narra, ci sia anche una shower spa.

Atterrati a Dubai, la prima tappa è la nuova isola artificiale Bluwaters, dove nel 2020 verrà inaugurata la ruota panoramica Dubai Eye con vista unica sul Golfo Arabo. Ad accoglierci nella magnifica hall del Caesar’s Palace, un vassoio di datteri e caffè allo zafferano. Il giorno dopo, in 70 tra adv e staff, ci dirigiamo verso la Dubai Frame, un’enorme cornice dorata, ultima attrazione della città emiratina.

Sotto si scatena la battaglia di selfie; sopra, a 150 metri di altezza, si cammina nel vuoto sul ponte di vetro panoramico. Da un lato si scruta l’old city circondata da suk, dall’altro i palazzi scintillanti e le immancabili gru. Verso l’uscita un video immersivo ti proietta nel 2050, quando le navicelle spaziali collegheranno quella che una volta era solo una zona di sabbia a Marte. «E ci riusciranno. Stanno già sperimentando i taxi-drone, senza contare il treno supersonico Hyperloop One, che promette di unire Dubai con Abu Dhabi in soli 12 minuti», spiega sorridendo Tiziana Spila, la specialista che da ben 16 anni segue gli Emirati per IpV.

Perché qui va così, costantemente proiettati verso il futuro, sfidando ogni legge fisica. Eppure nel gigantesco lunapark all’aperto c’è anche un cuore antico, il quartiere di Bastakiya, dove i muri di sabbia e conchiglie prendono il posto di vetro e acciaio. I vicoli sono stretti, per incanalare il vento e proteggere dal sole, le case antiche hanno ampi cortili e intorno ci sono negozietti di souvenir e gallerie d’arte affacciati sul famoso Creek.
Chi ama passeggiare ha anche un nuovo indirizzo: Le Mer, con avenue circondate da palme, graffiti e ristoranti glamour vista spiaggia, mentre al calar del sole lo spettacolo delle fontane danzanti a Downtown, sotto lo smisurato Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, rapisce tutti. Perché la città dell’issimo lascia i visitatori a bocca aperta. Capita anche a noi con lo spettacolo “La Perle”, uno dei più noti. L’ispirazione nasce per ricordare le origini, quando gli emiratini erano umili pescatori di perle.

Il risultato è un incredibile show in un teatro costruito per 65 artisti che volteggiano ad altezze incredibili e si lanciano in una piscina con 2,7 milioni di litri d’acqua. Giusto il tempo di un brindisi nell’incantevole giardino del Ritz Carlton e si fa rotta verso l’altra gemma degli Emirati: Abu Dhabi. Centotrenta chilometri di strada a quattro corsie collegano Dubai alla Capitale. I viali invasi da petunie rosa shocking lasciano spazio ai ghaf, albero nazionale degli Emirati, con radici lunghe 30 metri; i lampioni assumono la forma di fiori e lo skyline si addolcisce.

Quello che qui colpisce è la natura. Proprio dove non te l’aspetti. Nei prati verdi ai lati delle strade, nella foresta di mangrovie con granchi e fenicotteri, nelle centinaia di specie protette, tra cui tartarughe embricate e delfini. Le spiagge bianche e le acque turchesi fanno il resto. Costruita su 200 isole naturali, Abu Dhabi è un mix di edifici avveniristici e luoghi di cultura, deserto e mare. La prima tappa è Yas Island, l’isola del divertimento, alla scoperta del nuovo parco Warner Bros World. Basta un attimo per tornare bambini a caccia di Joker nei vicoli bui di Gotham City o ritrovarsi in compagnia dei Flintstones a Bedrock. Alcuni ponti dopo ci portano a quella ribattezzata l’isola della felicità, Saadiyat island, il distretto culturale che racchiude quattro musei, università e centri educativi.

Ci attende una cupola con una pioggia di luce, il Louvre Abu Dhabi progettato dall’archistar Jean Nouvel. La struttura a nido d’ape ricorda gli intrecci di foglie di palma dove il sole fa capolino; le opere ospitate nelle 12 gallerie, prese in prestito dai musei francesi, sono un inno alla tolleranza, dove una statua della Vergine è esposta accanto a un antico Corano. Da un capolavoro all’altro il passo è breve.

Caviglie e polsi ben coperti e si accede alla spettacolare Gran Moschea dello Sceicco Zayed, capace di accogliere 40mila fedeli. Il marmo bianchissimo scintilla sotto il sole, la sala della preghiera ha lampadari placcati d’oro a 24 carati e il tappeto annodato a mano più grande al mondo. Non c’è tempo per perdersi tra le 80 cupole e le mille colonne che si arriva allo storico Qasr Al Hosn Fort, l’antica fortezza che nel 1795 difendeva il primo insediamento della città, inaugurato lo scorso dicembre.

Tra le sale si respira la storia di quello che era un popolo nomade, dove le decisioni venivano prese negli incontri sorseggiando latte di cammello e dove filare i tessuti era un’arte. Perché per guardare al futuro bisogna imparare dal passato. E perché dopo il boom del petrolio, che inizia scarseggiare, la scommessa, anche in vista dell’Expo 2020, è il turismo.

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Serena Martucci
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