Effetto pandemia sulle startup, crollo del 50% per le nuove imprese

by Redazione | 21 Ottobre 2021 10:33

Startup Turismo ha presentato l’analisi dei risultati della Survey 2021, un appuntamento fisso per l’associazione che ogni anno propone, con i suoi associati e in collaborazione con l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano, una fotografia del settore forte di una rappresentanza dell’80% delle startup turismo attive in Italia.

Il dato più eclatante che emerge è quello della generale diminuzione di nuove startup nell’ambito travel: nel 2020-21 si è verificato un calo del 50% nella costituzione di nuove realtà rispetto al 2018-2019.

«Si sta verificando ciò che temevamo – commenta Karin Venneri, presidente di Startup Turismo – Ovvero che il deal flow si è fortemente ridotto. Mentre il numero di startup innovative cresce in altri settori, come Ict o farmaceutico-sanitario, la crisi del turismo scatenata dalla pandemia ha scoraggiato gli investitori. Il loro atteggiamento è stato conservativo, portandoli a investire in startup esistenti e già in parte consolidate, invece che in nuovi progetti. Sono mancati gli investimenti di taglio medio-piccolo, proprio quelli che nutrono il sistema e contribuiscono a fare nascere nuove realtà».

Un altro dato importante è la forte polarizzazione nella distribuzione geografica delle startup, prima del Covid distribuite sull’intero territorio nazionale e oggi concentrate in tre regioni, Lombardia Lazio e Toscana, che insieme ospitano più del 50% di quelle esistenti.

Il sud Italia è l’area che ha perso di più, con un calo del 15%. «Paradossalmente hanno rallentato le regioni che maggiormente si sostengono con il turismo e si è ricreato quel divario che si era colmato negli ultimi anni grazie anche a finanziamenti di natura pubblica – spiega Venneri – Come associazione stiamo lavorando proprio per riprendere questo percorso interrotto, individuandone le cause e trovando nuovi modelli che rispondano alle esigenze post pandemia».

Sicuramente il turismo risente anche della mancanza di un acceleratore specializzato, a differenza di quanto accade in altri settori, come food ed energia. «Anche su questo fronte stiamo lavorando per sostenere i nostri associati – aggiunge Karin Venneri – Com’è del resto nella mission dell’associazione».

Secondo la survey, infatti, oltre il 50% degli investimenti è autofinanziato dai founder, mentre poco meno del 20% si deve ai business angel, seguiti da enti territoriali, fondi di investimento e incubatori-acceleratori.

A 18 mesi dall’inizio della pandemia, la situazione rispecchia quella del settore turistico generale: circa un terzo delle startup ritiene di aver subito una perdita di oltre il 50% del fatturato da settembre 2020 a settembre 2021 ma, data anche a maggiore mortalità e una minore natalità, il fatturato medio è in crescita del 38%.

Andrea Zuanetti, responsabile Centro Studi Associazione Startup Turismo, dichiara: «È evidente che il modello organizzativo delle startup, agile e snello, consente di affrontare meglio i cambiamenti. Dalla survey di quest’anno emerge, infatti, che due terzi delle startup hanno sviluppato un nuovo prodotto o servizio durante l’emergenza, un esempio su tutti, le startup attive nei servizi di hospitality che hanno introdotto routine di sanificazione delle camere per le strutture ricettive. Un terzo delle startup ha operato un pivot, modificando il proprio modello originale per meglio adattarsi al mercato».

Delle startup intervistate, il 31% agisce in ambito della sostenibilità ambientale, seguito da smart destination (27%), neverending tourism (23%) e smart mobility (19%). La stragrande maggioranza offre servizi alle aziende secondo un modello B2B (27%) o B2B2C (60%), anche a causa di una maggiore mortalità delle startup B2C: solo il 13% si rivolge direttamente ed esclusivamente al cliente finale del turismo.

Il 46,4% offre prodotti turistici domestici, mentre il 43,5% si dedica all’incoming e soltanto un 10,1% all’outgoing. In generale, i servizi sono dedicati in prevalenza al turismo leisure (l’82%) con il 18% rivolto al business travel.

Le dimensioni del team delle startup restano ancora piccole, in maggioranza 2-4 persone, ma aumentano gli impiegati fulltime, +7%.

Per quanto riguarda i founder, i grandi assenti si confermano le donne e i giovanissimi con meno di 30 anni, rispettivamente in calo del 6 e del 3%.

«Il turismo ripartirà e non sarà come prima anche grazie all’innovazione che le startup hanno saputo apportare – conclude il presidente di Startup Turismo – Per il resto, abbiamo un’ottima domanda interna, siamo il quarto Paese più visitato al mondo e le ricerche sul web dicono che l’Italia è la meta più desiderata a livello mondiale: dunque agli investitori direi di non avere paura, in fondo anche Bill Gates ha comprato i Four Seasons Hotels».

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