Digitale e crosscanalità: la formula di Gilardi per Uvet

Digitale e crosscanalità: la formula di Gilardi per Uvet
27 Ottobre 07:00 2020 Stampa questo articolo

La convention annuale di Uvet Travel System, fissata a bordo della nave Msc Grandiosa il 29 ottobre, è stata ufficialmente rimandata. La causa è tutta nel divieto imposto dai nuovi dpcm firmati Giuseppe Conte circa i congressi e i convegni, che almeno fino al prossimo 24 novembre non potranno essere svolti in forma fisica come misura di contenimento della difussione di Covid-19. Nonostante tutto, però, anche se questo ennesimo “stop” rallenta ulteriormente la ripresa, il network guidato da Andrea Gilardi non si ferma e prosegue la sua opera di riposizionamento su un mercato che sta cambiando in fretta, e che vedrà le agenzie di viaggi assumere un profilo nuovo, tenendo ben presente un concetto: «quello della crosscanalità», spiega il manager.

Che ruolo gioca oggi il network nel rapporto con gli affiliati?
«In questi ultimi mesi il nostro ruolo è diventato sempre più consulenziale. Tutta l’attività commerciale si è di fatto stoppata ed è cresciuta all’ennesima potenza l’esigenza di ricevere consulenza, come ad esempio quella fiscale e legale, da parte delle agenzie».

Quindi il network, almeno nell’immediato futuro, sta cambiando pelle…
«Bisogna considerare due aspetti: il primo appunto è il passaggio a consulente d’impresa a 360°, con il network che quindi suggerisce agli agenti come meglio operare sul mercato; il secondo, riguarda la parte tecnologica. Bisogna mettere a disposizione degli affiliati strumenti informatici adatti a migliorare i processi produttivi. Questo è un concetto base: non possiamo continuare a porci sul mercato con gli stessi modelli».

E questo cosa implica?
«Bisogna chiedere alle agenzie una forte discontinuità, non si può pensare di lavorare come si faceva prima. Bisognerà pensare di fare tanto quanto si faceva prima con meno risorse e sposare processi tecnologici. In Uvet, in tal senso, stiamo lavorando su strumenti evoluti di disruption operativa. È il momento di salvare le aziende».

Quali sono gli agenti di viaggi che meglio sopravviveranno a questa crisi?
«Chi in questo periodo si è posto e continua a porsi come semplice distributore di prodotti terzi farà più fatica. Ciò che oggi fa la differenza è il mantenimento del rapporto con il cliente. Non esisterà più la monocanalità nella scelta del prodotto turistico, questo gli agenti lo devono capire. Si parlerà, invece, di crosscanalità, e bisogna tenerlo ben presente. Facendo valere, magari, anche lo spot fenomenale che la filiera del turismo organizzato ha avuto nella gestione dei rientri in patria nei primi mesi di pandemia».

C’è poi l’esigenza di fare sistema, di collaborare tra attori della filiera…
«La sana concorrenza è un conto, quella è l’essenza del business e non puoi toglierla. Ciò che però dobbiamo iniziare a considerare seriamente è di collaborare, perché siamo appunto tutti parte di una stessa macchina. È necessario mettere a disposizione le reciproche conoscenza, da soli non si va da nessuna parte. Magari questa, poi, sarà una situazione momentanea, ma l’uomo è nato per evolvere e capire. Quello che stiamo vivendo ci porta un bagaglio d’esperienza che non possiamo dimenticare».

Sempre più legati a Msc. Funziona davvero il “modello crociere”?
«Abbiamo un rapporto storico fidelizzato. È uno di quegli operatori con cui gomito a gomito diamo segnali di un certo tipo per far ripartire il mercato. In questo momento ci sono delle crociere da vendere e bisogna spingere su questo. Gli agenti di viaggi che continuano a dire che non rivendichiamo con forza sufficiente i cosiddetti corridoi sono gli stessi che, per fare un esempio su tutti, non vendono il vendibile. Bisogna avere coraggio in questo lavoro. La crociera è un prodotto comunque complesso, ma allo stato attuale conta avere qualcosa da dare al cliente. O almeno provarci».».

Infine, il nuovo ruolo in Ectaa nella Commissione Tour Operator…
«L’Italia non era rappresentata nel tour operator e ho accettato con grande piacere consapevole dell’importanza dell’impegno. Ectaa doveva collocare un po’ di persone nei settori chiave e, in un momento di centrale interlocuzione con l’Europa, credo sia giusto esserci. L’organismo avrà di certo un ruolo nella costituzione della “futura mappa geografica” in termini di destinazioni e livelli di rischio».

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Giulia Di Camillo
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