Dietrofront al Senato sulle locazioni brevi, l’ira di Federalberghi e Confindustria

06 Ottobre 17:49 2020 Stampa questo articolo

Ennesimo impasse sulla vicenda delle locazioni brevi: la Commissione in Senato, infatti, ha bocciato come inammissibile un emendamento che la scorsa settimana era stato considerato ammissibile e che ai sensi del quale chiunque avesse destinato all’attività di locazione breve più di quattro appartamenti sarebbe stato considerato a tutti gli effetti un imprenditore. Una inammissibilità che ha ovviamente causato la durissima la reazione delle associazioni.

Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, parla esplicitamente di incredibile “gioco dell’oca”, mentre Confindustria Alberghi in una nota lancia una provocazione: “Cosa altro deve succedere per capire che un fenomeno come quello degli affitti brevi ha bisogno di una regolamentazione? Eppure le città vuote di questi mesi ci avevano mostrato con grande chiarezza cosa vuole dire una realtà in cui non c’è più una collettività residente. Sono molti i paesi in Europa e nel mondo che, anche senza aspettare l’evidenza generata dalla pandemia, avevano già provveduto a regolamentare un fenomeno certamente attuale ed importante, ma che in assenza di regole e controlli sta snaturando le nostre città”, ricorda la nota.

«Il governo batta un colpo – sottolinea Bernabò Bocca – Se veramente si vuol tutelare i consumatori e la concorrenza, non è necessario il passaggio parlamentare. Da più di tre anni, gli operatori onesti sono in attesa del regolamento previsto dal decreto n. 50 del 2017 (articolo 4, comma 3 bis), che deve definire i criteri in base ai quali l’attività di locazione breve si presume svolta in forma imprenditoriale». Ad oggi, secondo l’Osservatorio Federalberghi su dati aAirbnb sarebbero oltre 160mila le locazioni private per affitti brevi a 4 o più ospiti, pari a circa il 36% del totale di appartamenti adibiti a soggiorni.

Confindustria Alberghi evidenzia, inoltre che “nel percorso di conversione del decreto Agosto in Commissione era stato inserito un passaggio che mirava a riconoscere la condizione di attività d’impresa e quindi l’applicazione della fiscalità ordinaria per quanti gestivano più di quattro appartamenti nello stesso territorio. Un meccanismo che si limitava a riconoscere una condizione di fatto e che pur non impedendo l’attività andava a ridurre quel vantaggio normativo e fiscale che sta alla base dell’esplosione di questo fenomeno. Purtroppo però oggi nel passaggio in aula questa norma è stata stralciata.

“Stralcio che sembra più rispondere alla tutela della rendita di posizione di alcuni, piuttosto che alla tutela dell’interesse collettivo legato a sicurezza, vivibilità e alla attrattività turistica delle nostre città e del Paese”. Per Confindustria Alberghi è necessario un ripensamento, quindi: “non possiamo rischiare che le nostre città perdano i loro abitanti, la loro identità e quelle caratteristiche del vivere italiano che costituiscono una componente fondamentale dell’attrattività turistica del nostro Paese. Un valore sociale ed economico che, tanto più oggi, è necessario preservare.”

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