Di Cesare (Risposte Turismo): «Gli eventi sono il motore della ripresa»

Di Cesare (Risposte Turismo): «Gli eventi sono il motore della ripresa»
16 Giugno 10:09 2020 Stampa questo articolo

Il nuovo dpcm di giugno li ha sospesi fino al 14 luglio, autorizzando però le regioni e le province autonome a riprendere in data diversa. E infatti sono 14 le regioni che hanno dato il via libera agli eventi. Ma qual è lo stato dell’arte di questa industria e che ruolo rivestono gli eventi per il Paese?

Events&Live Industry (#Italialive) – iniziativa delle associazioni della comunicazione live, dell’industria dei meeting e di tutta la filiera dalle agenzie alle aziende, dai singoli operatori alle associazioni di settore che allargano la propria competenza all’ambito del turismo, della cultura, dell’arte, dello spettacolo e della formazione – negli ultimi mesi ha prodotto il suo manifesto e ha fatto le proprie richieste al governo con una lettera.

Nella missiva ha sottolineato che il settore del turismo organizzato e degli eventi “è formato da 13mila aziende, genera 20 miliardi di fatturato, occupa 80.000 addetti diretti, crea un indotto di 85 miliardi di euro e 650.000 posti di lavoro. Con il 40% di utilizzo delle strutture alberghiere il comparto degli eventi costituisce il vero motore del turismo italiano, settore quest’ultimo che con i suoi 232,2 miliardi di euro rappresenta il 13% del Pil nazionale e il 15% della forza lavoro” e ha dichiarato che la perdita di fatturato stimata per il 2020 è dell’80%. «Primi a fermarsi, ultimi a ripartire», rimarca Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo, con cui abbiamo analizzato l’importanza degli eventi come volano per la ripartenza.

Cosa intendiamo per eventi?
«Parliamo di tantissimi ambiti: Mice, eventi turistici e culturali, festival, mostre, arte contemporanea, architettura, musica, eventi live, e penso non solo rassegne come quella dell’Arena di Verona, ma a tutti i concerti pop e rock; ci sono gli eventi religiosi, politici, i congressi, i raduni; possiamo perfino allargarci ad appuntamenti sociali un po’ più privati, come tutto il mondo del wedding. Gli eventi hanno un ruolo sociale ed economico per i territori, e non solo per chi ne è coinvolto in chiave di organizzatore; la loro importanza riguarda anche spettatori e fornitori».

Perché hanno un ruolo fondamentale per il rilancio del turismo?
«Prima di tutto, hanno un ruolo di attivazione economica, perché molto spesso l’organizzazione riguarda una filiera molto ampia. L’evento chiama in causa fornitori anche molto distanti per ambiti l’uno dall’altro e ciò ha un riflesso sul numero degli occupati coinvolti. Il secondo aspetto è che gli eventi generano flussi turistici e possono alimentare i servizi turistici, ovviamente a seconda del tipo di manifestazione. Se l’appeal è alto gli spettatori aumentano. Terzo punto è che contribuiscono a creare occupazione: quella riferita strettamente all’evento e tutto l’indotto legato alle imprese fornitrici. Quarta riflessione è che alimentano la crescita culturale e favoriscono lo scambio e l’incontro. Da ultimo, producono ricadute positive sul piano psicologico per gli organizzatori, per i protagonisti, per i fruitori, per le comunità locali che li ospitano».

Che succede quando gli eventi si bloccano?
«L’evento è un prodotto vitale per un Paese. Nel momento in cui gli eventi spariscono totalmente o quasi – come è successo in questi mesi e come sarà ancora per un po’ – viene meno una parte fondamentale di attivazione sociale, psicologica, economica e occupazionale di un territorio. Mi è sembrato che, sebbene in molti casi in maniera comprensibile e doverosa, talvolta con troppa facilità gli organizzatori pubblici e privati delle manifestazioni abbiano scelto di chiamarsi fuori dai rischi legati all’emergenza, rinunciando al 2020 e dicendo a tutti: ci vediamo nel 2021».

Questo cosa ha comportato?
«Ripeto che questa è senz’altro una scelta comprensibile. Ma la mia domanda è: quanto i titolari di queste decisioni hanno fatto un pensiero forte sul ruolo di questi eventi per i territori e le comunità locali? Non tanto dal punto di vista economico, dove di certo il ragionamento è stato fatto, ma sugli effetti indotti di cui abbiamo parlato. Se riesco a comprendere la paura del rischio di fallimenti per eventi privati non riusciti, quando si tratta della mano pubblica penso che ci poteva essere qualche riflessione in più. Inoltre finora non ho visto azioni concrete in termini di sovvenzioni, aiuti e contributi per i mesi a venire. L’appello forte di #Italialive al momento non ha sortito gli effetti sperati».

Come possono riprendere gli eventi al tempo del distanziamento?
«Intanto al centro ci sono le misure di sicurezza. Ma un tema fondamentale è l’orizzonte temporale, determinante per capire se e come gli eventi riprenderanno. Il distanziamento prima o poi sparirà, non sappiamo esattamente quando ma succederà. È possibile che questo succeda anche nell’autunno 2020. Le misure implementate sono temporanee; certo potrebbero inasprirsi, ma anche ammorbidirsi. Non mi stupisce la cancellazione da qui a un mese, ma la velocità con cui si è deciso di non fare per esempio manifestazioni previste per dicembre 2020. Inoltre, anche con le misure attuali, alcuni eventi possono essere organizzati. Per esempio la Mostra del cinema di Venezia si farà, ovviamente con una serie di accortezze non comuni; e permetterà a tutta la filiera di tornare a lavorare, anche se non a pieno regime. Io sostengo che si può tenere viva la possibilità che l’evento si faccia fino all’ultima deadline; anticipare gli stop non ha molto senso».

Sta arrivando una serie di aperture.
«Stanno ricominciando mostre, cinema, teatro. Si sta andando nei ristoranti e negli stabilimenti balneari. Stanno ripartendo i trasporti; negli aerei ci siederemo uno a fianco all’altro. Stanno riaprendo anche i convegni, pur con differenze tra regione e regione. Altro tema riguarda la partecipazione della domanda internazionale, ma le condizioni per realizzare gli eventi cominciano a esserci e la speranza è che nei prossimi mesi qualcosa possa essere mantenuto e confermato».

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Claudia Ceci
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