Dal decreto Ristori al rilancio:
le priorità del ministro del Turismo

by Andrea Lovelock | 22 Febbraio 2021 8:51

È la prima spallata al fiume di parole e di promesse che si sono spese negli ultimi mesi per il turismo. A darla è lo stesso neo ministro del Turismo, ancora (per poco) senza portafoglio, Massimo Garavaglia[1], in due interviste, sul Corriere della Sera prima e Sky Tg24 dopo, utilizzando una parola da declinare per quello che ha definito (e non solo lui) il comparto più devastato dal covid: «Pragmatismo».

A partire dal passaporto sanitario e dalla questione corridoi turistici, su cui Garavaglia ha un’idea precisa: «Io penso che il mercato supererà la politica. Che si andrà in una direzione di fatto. E che dovremo agire senza lasciare un solo centimetro di vantaggio ai nostri competitor. Quello che faranno loro faremo noi, non resteremo indietro. Non succederà più», afferma al Corriere. Come a dire che, se nel contesto internazionale passerà un determinato modello di viaggio sicuro, l’Italia dovrà adeguarsi e fare altrettanto, anche seguendo gli input che arrivano dal mercato stesso.

Il ministro – le cui dichiarazioni d’intenti sono comunque più legate all’incoming che all’outgoing – non usa mezzi termini per descrivere l’attuale scenario: «C’è una situazione grave e c’è un’emergenza che travalica le contrapposizioni politiche. Oggi dobbiamo fare Pil», afferma, definendo il turismo «la prima industria del Paese, con 4 milioni e mezzo di addetti e ampi margini di miglioramento e sviluppo. Un settore che  non può concedersi lentezze o incertezze e dove non dobbiamo più lasciare un solo centimetro ai competitor».

Chiave di volta saranno le vaccinazione a tappeto, come afferma lui stesso a Sky Tg24: «Chi chiude prima il percorso della vaccinazione avrà un vantaggio competitivo. L’Europa deve vincere insieme questa battaglia».

Per Garavaglia, uno dei problema principali di questo mondo è la frammentazione, quindi l’organizzazione. «E poi – prosegue – bisogna ragionare più in termini di industria del turismo, che non deve essere legata solo alla cultura, ma anche ad altri comparti. Se prendiamo i dati degli ultimi dieci anni l’Italia è cresciuta del 4,5%, mentre i nostri competitor del 6,5%. Quindi abbiamo perso quote di mercato, quello che dobbiamo fare è recuperarle. Tutti sognano di venire in Italia, il problema è che troppo spesso questo sogno non si realizza. È a quello che dobbiamo puntare».

La ricetta del neo ministro, chiarita al Corriere della Sera, prevede un’azione in due fasi: la prima riguarda la sopravvivenza delle imprese attraverso un decreto Ristori con «normative adeguate, aiuti in conto capitale, facilitazioni per le ristrutturazioni, allungamento dei termini per i prestiti erogati, e un sostegno alle politiche per il lavoro per chi è in difficoltà». Subito dopo, «occorre migliorare la competitività dell’intero comparto».

La chiave di tutto è nella piena autonomia che il premier Mario Draghi intende dare al nuovo ministero del Turismo, che sarà così in grado di interloquire con altri dicasteri. Si dovrà poi procedere al superamento dell’impasse causato dalle molteplici azioni adottate in ordine sparse da Regioni e  Comuni. In una parola fare sistema senza campalinismi.

Garavaglia è poi convinto, come dichiarato dallo stesso Draghi[2], che: «L’industria del turismo sarà la prima a ripartire e noi dobbiamo tenere in vita più aziende possibili e i lavoratori con una professionalità difficile da recuperare dall’oggi al domani. Ci sarà un confronto con il premier e con i colleghi per individuare le misure più opportune per raggiungere quell’obiettivo. Le risorse vanno trovate all’interno del budget di 32 miliardi».

Una volta salvate le aziende, bisognerà far ripartire la macchina turismo, tenendo presente che «tutto può essere deciso, ma in modo coordinato e ordinato». Non come accaduto con la proroga dello stop agli impianti di sci[3], da cui è scaturito il primo attrito all’interno del nuovo esecutivo.

IL PRIMO INCONTRO CON LE REGIONI. La prima missione da ministro del Turismo di Massimo Garavaglia sarà mercoledì 24 febbraio, quando si svolgerà il primo incontro con gli assessori regionali.

La conferma del tavolo arriva da Daniele D’Amario, coordinatore della commissione Turismo della Conferenza Regioni: «l’incontro servirà per iniziare a studiare una strategia di rilancio condivisa per un settore tra i più colpiti dagli effetti economici della pandemia».

L’annuncio della prima riunione con il ministro Garavaglia rappresenta anche l’occasione per giudicare «come segnale positivo la scelta del presidente del Consiglio Mario Draghi di istituire nuovamente il ministero del Turismo, in un momento di crisi senza precedenti che necessita di provvedimenti mirati e di misure straordinarie – sottolinea D’Amario – Allo stesso modo ritengo che la nomina di Garavaglia, che è stato assessore regionale e coordinatore della commissione Affari finanziari della Conferenza, sia quanto mai opportuna e indovinata».

Quanto agli assessori regionali, «c’è piena disponibilità della Commissione Turismo a collaborare con il ministro e con il governo – conclude D’Amario – per affrontare subito le sfide che ci attendono e le scelte strategiche da mettere in campo per azioni strutturali e di sistema per il rilancio della competitività delle imprese e le scelte di governance più opportune».

Endnotes:
  1. neo ministro del Turismo, ancora (per poco) senza portafoglio, Massimo Garavaglia: https://www.lagenziadiviaggi.it/torna-il-ministero-del-turismo-la-svolta-voluta-da-draghi/
  2. dichiarato dallo stesso Draghi: https://www.lagenziadiviaggi.it/la-posizione-di-draghi-il-turismo-deve-cambiare/
  3. proroga dello stop agli impianti di sci: https://www.lagenziadiviaggi.it/la-montagna-non-riapre-e-il-governo-scivola-sulla-neve/

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