Da Istanbul a Parigi, gli scali europei che trainano la ripresa

by Redazione | 7 Marzo 2022 11:23

Bene ma non benissimo  il resoconto del traffico aereo europeo, che nel gennaio 2022 è cresciuto del 158% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente ma è ancora al 45,7% in meno se si guardano i volumi di passeggeri pre-pandemia. È quanto si evince dal rapporto di AciAirports Council International Europe pubblicato oggi. 

«Gennaio ha visto un’inversione dei trend di ripresa dovuta al tentativo di vari Paesi di contenere l’ondata di Omicron – ha commentato Olivier Jankovec, direttore generale Aci Europe – la cosa positiva è che ora ne siamo usciti e stiamo finalmente tornando a regime, grazie alla possibilità di viaggiare senza restrizioni concessa a chi ha completato il ciclo vaccinale. Ma proprio ora che le cose stavano andando meglio è arrivato il conflitto Russo-Ucraino a gettare ora sulla ripresa».

Guardando al rapporto nel dettaglio, il brusco arresto del traffico passeggeri registrato tra dicembre ‘21 e gennaio ’22 (-43,7% e -51% rispetto al 2019), è stato principalmente causato dalle misure di contenimento Covid prese negli stati membri dell’UE. Tra di loro, il calo più importante si è osservato in Germania, Finlandia, Repubblica Ceca e Svezia. Nei paesi europei non Ue, invece, il traffico aereo ha raggiunto risultati molto più positivi nei piccoli mercati di Kosovo e Albania, che hanno registrato un aumento rispettivamente del 15% e del 13% rispetto ai volumi del 2019. 

Volendo stilare una classifica dei maggiori aeroporti, per il mese di gennaio il primato è andato a Istanbul, lo scalo più trafficato d’Europa, seguito da Parigi, Madrid, Londra e Mosca, entrata al 5° posto in sostituzione di Amsterdam. 

Maggiore resilienza anche per gli scali a principale vocazione turistica che hanno registrato cali meno importanti, come Trapani (-15.3%), Ajaccio (-15.5%), Ibiza (-16.3%), Varna (-16.7%), Fuerteventura (-27.7%), Tenerife (-21%) e Funchal (-25.6%).

Anche il traffico merci ha dimostrato di tenere il mercato con un incremento del 5,8% rispetto al 2021, ma sempre all’8,6% in meno se si guarda al pre-covid.

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