Crociere post coronavirus: rivoluzione a bordo

Crociere post coronavirus: rivoluzione a bordo
15 Maggio 07:00 2020 Stampa questo articolo

Su come si evolverà il mercato delle crociere nell’età di Covid-19, il designer navale Stefano Pastrovich ha risposte e prospettive. Secondo l’architetto, questa crisi sarà uno spartiacque per le crociere e per l’industria dei megayacht. Non saranno solo le navi a dover cambiare, ma il concetto stesso di crociera. Il cambiamento avverrà in più fasi, richiedendo prospettive e soluzioni a corto, medio e lungo termine.

Sfide che coinvolgeranno architetti e designer. Non verrà solo chiesto loro di risolvere i problemi di distanziamento sociale a bordo per riavviare il settore, ma soprattutto saranno chiamati a immaginare il futuro, perché niente sarà come prima.

Stefano Pastrovich, innovatore dell’architettura navale da 25 anni, legge il problema delle misure precauzionali che dovranno essere adottate da due punti di vista: comunicazione e design. «Dal punto di vista della comunicazione, non è il vaccino che salverà le compagnie di crociera, ma l’effetto combinato delle misure di contenimento e del come saranno illustrate. Dal punto di vista del design, saranno privilegiate quelle aziende si impegnano a investire per sviluppare le flotte in un modo che venga percepito come il più sicuro possibile nell’immediato».

IL BREVE TERMINE. «Le compagnie dovranno adottare soluzioni di progettazione coordinata delle piccole modifiche necessarie alle navi esistenti, che includono una leggera compartimentazione delle aree in modo da renderle protette, la conversione di buffet in ristoranti, la creazione di piccoli spazi pubblici chiusi utilizzando per esempio i tipici paraventi giapponesi con materiali facili da costruire e installare; fornire mascherine brandizzate per tutti gli ospiti e il necessario per garantire una pulizia e sanificazione costante. Questo, insieme al crollo dei contagi previsto per luglio e agosto, rassicurerà i clienti».

Il ruolo dei tessuti era già centrale nel design di Pastrovich, che ha spesso usato tende per delineare gli spazi e insieme creare giochi di luce, creando aree accoglienti senza incidere sul peso della nave. Ha anche creato tensostrutture con tessuti tecnici per ottenere hangar versatili. Oggi i tessuti – pensiamo alle mascherine – diventano anche misure di protezione per limitare il contagio.

Con i tessuti, quindi, il designer immagina anche una compartimentazione interna: «Per il settore delle crociere, sto pensando di curare la divisione delle aree, creare percorsi e protezioni. I vantaggi del tessuto sono la facilità di installazione, la leggerezza, la riciclabilità, la rapidità di rimozione per pulizia e riutilizzo. È una soluzione più economica rispetto a legno e plexiglass». Pastrovich sta contribuendo anche alla produzione e distribuzione delle maschere protettive personali.

IL MEDIO TERMINE. Sono previste misure precauzionali di contenimento da implementare sulle navi in ​​costruzione. «Anche qui approccio e comunicazione devono andare in tandem. Le modifiche avranno un impatto sui costi e i tempi di consegna, ma anche sulle prenotazioni anticipate per quelle che saranno percepite come navi pronte a essere modificate per una maggiore sicurezza». Ma la sfida a lungo termine per l’architetto è ancora più emozionante: «Per progettare nuove navi, credo all’utilità di una task force di designer dedicata a risolvere i problemi di salute che potrebbero emergere nei prossimi anni. E non penso solo al design di aree diverse da prima a bordo, ma a nuovi modi di vivere l’intera esperienza di crociera».

IL LUNGO TERMINE. La nave come porto sicuro, come isola, area protetta, rifugio. Pastrovich si spinge a immaginare nuovi scenari. «Per quanto possiamo sperare in una cura e in un vaccino, il virus ci ha fatto vivere la paura del contagio e porteremo il ricordo del confinamento; per questo serve una visione globale del futuro. Esiste un’associazione immediata tra isola e sicurezza, che vede il mare come una barriera protettiva. Questo mi ha portato all’idea di progettare una nave in cui l’esperienza è vissuta a bordo, ma in un ambiente naturale. Sto parlando di un’esperienza all’interno di una nave nelle aree più belle del mondo, dove gli ospiti non hanno bisogno di andare a terra continuamente come fanno oggi. Navi quindi per chi va in cerca di un’isola tropicale o proprio di una città galleggiante, per chi ama il lusso, o i comfort del Mediterraneo, o i panorami alpini, per chi vorrà sentirsi al sicuro a bordo perché non si sente così a terra». Il designer pensa di capovolgere l’idea di una crociera, con la nave che non sarà più mezzo di trasporto per raggiungere destinazioni, ma disegnerà il meglio del mondo esterno da un interno confortevole. Diventerà la destinazione.

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Claudia Ceci
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