Crisi per Wow Air, Icelandair fa dietrofront sull’acquisto

Crisi per Wow Air, Icelandair fa dietrofront sull’acquisto
29 Novembre 15:51 2018 Stampa questo articolo

Il Gruppo Icelandair ha formalmente abbandonato le trattative per l’acquisto della connazionale Wow Air, accordo annunciato solo poche settimane fa. La decisione arriva in seguito alle azioni della ultra low cost islandese che mercoledì scorso ha riconsegnato quattro aeromobili che aveva ottenuto in leasing – due A320s e due A330s –  a causa, parrebbe, delle gravi situazioni finanziarie in cui versa il vettore.

Il ceo di Wow Air, Skuli Mogensen, aveva infatti giustificato la mossa come «parte della necessaria ristrutturazione in atto, dovuta anche al fatto che il concessionario (lessors, ndr) ha richiesto termini di pagamento più stretti che stanno mettendo a dura prova il flusso di cassa della compagnia».

Secondo il giornale The Indipendent, la cessione dei 4 aeromobili ha di fatto ridotto di un quinto la flotta e di un quarto il numero di posti messi a disposizione da Wow Air.

Dal canto suo, Icelandair Group ha interrotto il processo di acquisizione a causa “delle mutuate condizioni della compagnia che non rispettano gli accordi preventivi” e ha rimarcato che non prenderà nemmeno in considerazioni un eventuale riapertura delle trattative.

«L’acquisizione di Wow Air non avverrà. Il tavolo tra i manager delle due compagnie   ha lavorato sul progetto in totale trasparenza, ma la conclusione è stata deludente. Ringraziamo il management di Wow Air per la loro collaborazione nel scorse settimane», ha dichiarato Bogi Nils Bogason, ceo e presidente ad interim di Icelandair.

In ogni caso, Wow Air ha annunciato che la riduzione della flotta non cambierà i piani di iniziare ad operare nei prossimi mesi i suoi voli ultra low cost verso l’India. Wow Air è stata lanciata nel 2011 come diretta competitor di Icelandair e nel tempo ha spostato il suo focus come compagnia a basso costo per i voli verso gli Usa. Negli ultimi mesi, però, ha dovuto cancellare numerose rotte per gli States a causa della forte concorrenza europea e del caro carburante.

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