Così la fuorilegge Flixbus detta legge

Così la fuorilegge Flixbus detta legge
22 giugno 13:25 2017 Stampa questo articolo

Un organismo a tutela delle startup da creare all’interno del ministero per lo Sviluppo economico. È il principale obiettivo di Compose The Future, la conferenza organizzata a Roma da Soundreef – gestore indipendente dei diritti d’autore nato nel 2011 in Inghilterra e operante anche in Italia – che ha visto la presenza della chiacchieratissima Flixbus, che a partire da ottobre diventerà “fuorilegge” nel nostro Paese. A prevederlo la manovrina, approvata dal Parlamento per rimettere in sesto i conti pubblici, con l’emendamento contenuto in essa che impedisce alle società non in possesso di mezzi di proprietà di lavorare nel settore. Un divieto, come sottolinea Fabio Maccione, public affairs manager dell’azienda tedesca, «fatto ad hoc su Flixbus. E questa non è regolamentazione di sistema».

Quasi 1.000 posti di lavoro creati nel primo anno e mezzo di vita in Italia, dove Flixbus ha ben 50 partner. E sul fronte internazionale, pullman (non propri, ma presi a disposizione da operatori locali) che viaggiano in 22 Paesi europei per un totale di almeno 3 milioni di clienti. Molti fedelissimi, e soprattutto giovani. Sono i numeri sottolineati con insistenza da Maccione, che continua: «Questa manovrina ci limita fortemente. Il mercato italiano è liberalizzato da circa 11 anni, negli ultimi mesi ci sono stati tre cambiamenti. E devo dire che la politica italiana non è stata mai così celere. Solo qui abbiamo questo problema. Noi, prima di inserirci al meglio nel contesto, abbiamo studiato la normativa italiana, e in un anno e mezzo è cambiato tutto».

Una discussione, quella andata in scena nelle sale di Luiss Enlabs, vera e propria fabbrica dei desideri per Founders e Millennials, che si è accesa con l’arrivo di Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati: «Stiamo vivendo l’ennesima rivoluzione del capitalismo moderno, la più significativa. Oggi la vita online non può essere diversa da quella offline e ci vuole la consapevolezza di essere in un mondo non più divisibile, con la politica che deve cercare di essere al passo con i tempi. Io non mi schiero a favore di nessuno, ma voglio che tutti i modelli di business abbiano una propria residenza, senza che però l’uno prevalga sull’altro. Ad esempio, se tu non mi paghi l’Iva devo intervenire».

Da casa Flixbus fanno sapere anche che i feedback che si stanno ricevendo in questi giorni dal governo sono positivi. E la situazione andrebbe risolta entro l’estate. Evitando contraddizioni che, fino a oggi, non sono mancate. «Abbiamo rivitalizzato un settore e vogliamo essere molto fiduciosi – continua Maccione – Bisogna prendere atto che, se si ascoltano le resistenze di chi era già presente nel mondo dei trasporti prima di noi, non si va avanti. L’unico risultato che stiamo ottenendo è il rallentamento di un processo di innovazione rispetto agli altri Paesi. Quell’emendamento che ci dà una scadenza va tolto».

La risposta di Boccia è immediata: «Quella scadenza credo che sarà presto superata. Mi auguro che tra un paio di anni non si debba parlare più di questi problemi».

L'Autore

Giulia Di Camillo
Giulia Di Camillo

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