Addio vecchio hotel: così si cambia

by Silvia Pigozzo | 21 Giugno 2017 11:43

Fluido, nelle funzioni e nella sua attrattività. Così cambia il mercato immobiliare alberghiero e le singole strutture, che oggi sono capaci di rispondere in modo sempre più personalizzato alle esigenze dei viaggiatori. Insomma, gli hotel devono essere in grado di offrire esperienze di viaggio uniche. Lo confermano da Milano, a Scenari Immobiliari, istituto indipendente di studi e ricerche che traccia il profilo del settore nel Rapporto 2017 sul mercato immobiliare alberghiero, presentando uno spaccato in continua evoluzione, dove gli alberghi per raggiungere una domanda dinamica e personalizzata hanno il compito di saper mescolare tradizione e innovazione, sostenibilità e design, lusso e convivialità. Perché l’esperienzalità non è uguale per tutti. Che siano ristrutturazioni, riqualificazioni di spazi commerciali o nuove strutture, l’obiettivo è intercettare ognuno la propria la domanda. Quindi, l’hotel come lo conoscevamo una volta sembra ormai un concetto antidiluviano.

CUSTOMER ORIENTED. È la filosofia che anima l’offerta ricettiva indirizzata ai Millennials, che nel 2025 rappresenteranno la metà dei viaggiatori. Si tratta della creazione di strutture dedicate a soddisfare le specifiche esigenze di questi clienti, tra ambienti dinamici, moderni e ampi spazi per la socializzazione, tecnologicamente avanzati e con sistemi di ingegnerizzazione dei processi di check in e check out. Un posizionamento lifestyle, come quello di Moxy Hotels, The Student Hotel o Generator Hostels. E nell’ottica di una nuova ricettività si collocano anche i condohotel, formula che ha l’ambizione di voler rivitalizzare le strutture che, per problemi di dimensioni elevate o di stagionalità, faticano a mantenere una costante attività remunerativa riattivando così la domanda. Un’operazione che avviene attraverso la conversione in residenziale seconda casa del 40% massimo della superficie di una struttura ricettiva, creando unità indipendenti con servizi e cucina autonomi. Una formula che in Italia andrebbe a rispondere a quelle esigenze di riqualificazione del patrimonio ricettivo esistente e di valorizzazione dei territori a vocazione turistica, talvolta dimenticati dai grandi gruppi alberghieri.

Airbnb, a pieno diritto nello scenario immobiliare alberghiero ma sotto l’occhio vigile dell’hôtellerie, traccia la rotta dello sviluppo della ricettività “a casa” e con l’acquisizione di Luxury Retreat propone appartamenti di lusso con l’obiettivo di offrire servizi di un hotel in abitazioni high standing e in posizioni di prestigio. Sempre del portale online statunitense la piattaforma OpenHomes, che permette di ospitare chi ne ha bisogno, come rifugiati o persone evacuate, in maniera gratuita. Il gruppo Accor, invece, porta l’hotel a casa con Onefinestay, specializzato nell’affitto di case private esclusive in città come New York, Parigi, Roma e Los Angeles.

IL SETTORE IN ITALIA. Nuove aperture, cambi di gestione, ristrutturazioni e un’ampia gamma di soluzioni differenti. Il mercato immobiliare alberghiero italiano è in fermento e la domanda, negli anni sempre più diversificata e individuale, ha permesso l’incremento delle cosiddette “altre destinazioni”, lontane dai tradizionali itinerari turistici per un’esperienza di viaggio del tutto personale. Nel 2016 sono state transate oltre 6.600 camere, di cui circa il 17% di strutture alberghiere nelle principali città come Milano e Roma. Il 10% circa erano collocate in località emergenti come Torino e Siracusa. Sempre lo scorso anno il fatturato si è attestato a quota 2,4 miliardi di euro tra contratti di vendita o locazione, con un incremento del 14,3% rispetto al 2015.

 

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