Colossi del travel: la ricetta tedesca

Colossi del travel: la ricetta tedesca
04 gennaio 07:00 2018 Stampa questo articolo

Foreste, centri sportivi modello, uffici a misura d’uomo. E al lavoro si va in bicicletta grazie a piste ciclabili perfette o con mezzi pubblici ovviamente puntualissimi. Scandinavia, San Francisco, Svizzera? No, siamo a Dreiech, in Germania, cittadona di 40mila abitanti a pochi chilometri dall’aeroporto intercontinentale di Francoforte, sede del quartier generale di Hahn Air, partner strategico di Iata arrivata a distribuire i biglietti di circa 300 compagnie a più di 100mila agenzie di viaggi in 190 Paesi.

All’interno dell’edificio, uffici con uno staff di 300 persone di tutte le nazionalità, ma dove l’unica lingua che la fa da padrone è l’inglese. Il dress code? Nessuno o quasi, nel più puro modello Silicon Valley e delle realtà dove la sostanza conta più della forma. Risultato: da quando è stata fondata nel 1994 come piccola compagnia aerea domestica tedesca, l’azienda ha raggiunto un fatturato che sfiora il miliardo di dollari.

«Oggi siamo diventati un’azienda veramente globale», rivendica con orgoglio la vice president sales & agency distribution Kimberley Long-Urbanetz, non a caso statunitense di nascita, ma con origini tedesche e iraniane.

Ma se qualcuno stesse cercando la ricetta per fondare un’azienda dell’industria del turismo capace di diventare davvero globale, forse dovrebbe fare un salto anche qualche centinaio di chilometri più a nord lungo il Reno, perché in una nazione che già ha dato i natali a due dei più importanti player del travel mondiali come Lufthansa e Tui, anche le aziende più piccole (si fa per dire, considerando le dimensioni a cui siamo abituato nello Stivale) sono state capaci di reggere il confronto con i competitor di provenienza anglosassone.

Il motivo? Sicuramente la competitività del sistema-Paese (secondo l’ultimo Global Competitiveness Index calcolato dal World Economic Forum, la Germania è al quinto posto contro il 43° dell’Italia), ma anche qualcosa che, solo in apparenza, poco ha a che fare con fatturati e profitti: la qualità della vita. E infatti, a dare retta a uno dei mensili più trendy del momento come Monocle, dopo il primo posto che spetta di diritto a Tokyo da tre anni a questa parte, anche nel 2017 i nostri vicini teutonici riescono a posizionarsi come la nazione con il più alto numero di città in cui si vive meglio (nella top 25 ci sono, infatti, Berlino, Monaco, Amburgo e Düsseldorf).

E proprio in un garage di Düsseldorf, manco a farlo apposta, tre compagni di università come Rolf Schrömgens, Peter Vinnemeier e Stephan Stubner, hanno avuto nel 2005 l’intuizione giusta per dare vita a Trivago, metasearch di cui Expedia ha acquisito il 63,5% delle quote sborsando una cifra come 632 milioni di dollari nel 2012, e che oggi riceve oltre 120 milioni di visitatori al mese mettendo e confronto più di 250mila hotel presi da circa 250 booking site in 33 diverse lingue.

Ma non è tutto, perché a chiudere il tris delle aziende made in Germany che hanno assunto una dimensione globale c’è anche un hotel solutions provider come Hrs, con un database di oltre 250mila hotel in tutto il mondo e un portale web che registra più di 12 milioni di visite al mese. Un’azienda familiare, a differenze delle altre, che è già arrivata alla seconda generazione visto che dal 1972, anno della sua fondazione, Robert Ragge ha lasciato il posto al figlio Tobias. Il quartier generale rimane sempre a Colonia, ma la società può contare ormai su 27 uffici worldwide e oltre 1.500 dipendenti.

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Giorgio Maggi
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