Cinque consigli alle adv per vendere le crociere in Asia

by Gabriele Simmini | 3 Ottobre 2017 10:10

Negli ultimi quattro anni il numero di crociere in Asia è cresciuto del 53% e i passeggeri si sono triplicati passando dal milione e mezzo nel 2013 fino alle previsioni dei 4,24 milioni dell’anno in corso. Giappone, Cina, e Thailandia sono le destinazioni con più toccate, ma emergono anche le mete del Sud est asiatico come Hong Kong, Taiwan e le Filippine. Per orientarsi e prepararsi ai nuovi trend delle navigazioni a Oriente abbiamo chiesto a Peter Kollar, direttore del centro di formazione e sviluppo di Clia, alcuni consigli su come vendere le crociere asiatiche.

• L’Asia non è l’Europa e nemmeno i Caraibi. Vendere crociere in Asia significa avere un cliente più dipendente dalla compagnia di crociera per gli spostamenti, gli itinerari e l’assistenza. È difficile utilizzare il trasporto pubblico e muoversi autonomamente e le distanze da coprire anche nei tour spesso sono enormi.

• I porti d’imbarco fanno i guadagni. Asia e Pacifico contano 293 destinazioni in 19 Paesi. Provare a conoscerli tutti è una follia. Meglio vendere hotel, day trip e transfer sui grandi hub come Singapore, Shanghai e Hong Kong.

• Selezionate le informazioni. Createvi un database di risorse dove attingere a dettagli e informazioni sui porti, sulle destinazioni e sulle difficoltà che si possono incontrare. Le infrastrutture in Asia sono in rapido cambiamento e quello che oggi è un porto di riferimento, potrebbe essere sostituito da una nuova struttura già l’anno successivo.

• Il passeggerò deve essere “open mind”. L’Asia ha una grande diversità di religioni e culture, avvertite il turista occidentale delle abiutudini e dei costumi infinitamente diversi a cui dovrà adattarsi.

Ultimo, ma molto importante:

• Regalate una cartolina della nave che hanno scelto. Servirà ai clienti durante le escursioni per ritrovare la loro imbarcazione e comunicare con i locali. Le barriere linguistiche sono molto forti anche nei centri più grandi. A Tianjin in Cina, per esempio, solo nei maggiori hotel si parla la lingua inglese.

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