Cicloturismo da record in Italia, ma il ricettivo non è pronto

Cicloturismo da record in Italia, ma il ricettivo non è pronto
17 luglio 13:17 2019 Stampa questo articolo

Un volume d’affari di 7,6 miliardi e solo un 37% di strutture ricettive in grado di accogliere gli ospiti con servizi dedicati: è il paradosso del cicloturismo in Italia, cresciuto in soli cinque anni del 41%. La nitida fotografia di questo fenomeno turistico è stata scattata dall’Isnart-Unioncamere con un rapporto condiviso con Legambiente, che ha pure tracciato l’identikit del cicloturista straniero: in prevalenza tedeschi, austriaci, belgi, francesi, svizzeri, olandesi e inglesi, con un trend di crescita significativo ma nel contempo un deficit di strutture, infrastrutture e servizi che ne rallenta un proficuo sviluppo.

Con l’utilizzo di dati e analisi di Travel Appeal, elaborati sulla base di recenti recensioni online di oltre 190mila strutture ricettive a livello internazionale, dal report emerge chiaramente che le possibilità di crescita sono ancora enormi: in Italia le strutture che offrono servizi dedicati agli amanti delle due ruote infatti sono appena il 34% sul totale. Resort e campeggi, questi ultimi con un certo distacco risultano le tipologie di strutture più adatte ai ciclisti. I servizi offerti riguardano in particolare la disponibilità di bici in affitto (58%) o gratuite (22%). Solo nel 15% dei casi vengono offerti tour guidati in bici a pagamento.

Altro dato interessante riguarda la concentrazione dei bike friendly hotel sul territorio, che non è legata esclusivamente alla presenza di un particolare contesto naturalistico o alla maggiore disponibilità di piste ciclabili, ma dipende in maniera significativa dall’impegno messo in campo dalle regioni che hanno investito e creduto di più in questo prodotto per attirare una nuova fetta di turisti e incentivare un turismo slow e rispettoso dell’ambiente, motivate da un settore che conta 77,6 milioni di turisti, pari all’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia.

L’apporto economico del cicloturismo – che Legambiente e Isnart ribattezzano come PIB, Prodotto Interno Bici – si attesta infatti sui 7,6 miliardi di euro annui, che diventano 12 miliardi se si considera tutto l’indotto che gravita intorno al  mondo delle due ruote. Tra gli esempi d’eccellenza del nostro cicloturismo spicca il Trentino, la regione che in base alla ricerca di Travel Appeal si è aggiudicata il podio per incidenza di strutture friendly dei ciclisti e che ha fatto delle Dolomiti Paganella Bike uno dei distretti bike di maggior successo in Europa.  Ne sono una conferma i numeri del cicloturismo in Trentino: 410 chilometri di piste ciclabili, 500 itinerari di mountain bike, 8 bike park, 14 bicigrill e un ampio numero di eventi sportivi.

 

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