Caso Venezia, la tassa di sbarco slitta a settembre

15 Aprile 14:46 2019 Stampa questo articolo

L’ora “x” scatterà il 1° settembre. O così pare. La tassa di sbarco a Venezia è stata introdotta dalla Finanziaria che autorizza il Comune ad applicare il “contributo alternativo alla tassa di soggiorno a tutti i non-veneti” per l’accesso alla Città antica e alle altre isole minori della laguna, con qualsiasi vettore.

«Venezia ha un extracosto di 41 milioni di euro l’anno per riparare ai danni causati dall’overtourism e dal 1984 ha una legge speciale che prevede fondi statali, che possono essere sostituiti dal contributo di accesso – spiega Galliano Di Marco, dg Venezia Terminal Passeggeri (Vtp) – Ecco perché, anche se Napoli e La Spezia hanno fatto la stessa richiesta, non credo otterranno la tassa di sbarco».

Con delibera del 26 febbraio, il Comune ha approvato il regolamento che disciplina tale contributo, scegliendo settembre per dare la possibilità alle Ferrovie di adeguare la rete di vendita (70mila biglietterie) includendolo nel biglietto.

«Si dovrebbe partire il 1° settembre con tre euro, fino al 31 dicembre – informa Di Marco – Per le navi, il contributo sarà inserito nel costo del viaggio, anche se per il 2019 le compagnie più grandi pensano di farsi carico della tassa». Dal 1° gennaio 2020, stando allo stesso regolamento, il contributo sarà di sei euro per tutti i giorni dell’anno, salvo per tre tipologie: tre euro nei giorni da “bollino verde”; otto per il “bollino rosso”; 10 per il “bollino nero”, come Carnevale e weekend estivi. Con le dovute esenzioni, elencate nel regolamento.

«Le compagnie ci chiedono di fare da sostituto di imposta – aggiunge Di Marco – Tra l’altro Venezia è homeport e, tra imbarchi e sbarchi, solo il 6-7% dei crocieristi non pernotta in città. La tassa nasce invece per il pendolare. Nella trattativa con le compagnie, è possibile che i tre colori vengano disapplicati a favore di una tariffa intermedia valida tutto l’anno».

Di fatto, le compagnie di crociere non hanno preso una posizione netta contro il contributo di accessi. Bisognerà verificarne applicazione, gestione fiscale e sciogliere nodi come: che succede per il crocierista che resta a bordo (e ha già pagato)? Sullo sfondo il timore di alcuni di un “effetto domino” sugli altri porti e che l’imposizione di nuovi balzelli innervosisca il turista.

L'Autore

Claudia Ceci
Claudia Ceci

Giornalista professionista, redattore. Specialista nel settore viaggi ed economia del turismo e delle crociere dopo varie esperienze in redazioni nazionali tv, della carta stampata, del web e nelle relazioni istituzionali

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