Brexit e viaggi, cosa cambia per gli italiani

Brexit e viaggi, cosa cambia per gli italiani
05 Gennaio 07:00 2021 Stampa questo articolo

Dal passaporto al roaming fino all’Erasmus: con l’ufficialità della Brexit cambiano le regole per viaggiare nel Regno Unito per gli italiani.  Dal 1° gennaio 2021, infatti, tutti i turisti europei devono possedere e presentare il passaporto per poter entrare in Uk. Non sarà necessario il visto per coloro che hanno intenzione di rimanere nel Paese anglosassone al massimo per tre mesi.

Per soggiorni più lunghi sarà necessario invece procurarsi un visto analogo a quello richiesto dagli stranieri extra-Ue. Soprattutto chi vuole trasferirsi in Gran Bretagna per motivi di lavoro, infatti, dovrà richiedere un visto specifico e i requisiti sono molto stringenti: l’impiego in Uk dovrà essere retribuito almeno 26.500 sterline lorde l’anno (circa 29mila euro) e quindi dovrà essere già concordato prima del viaggio di trasferimento e il richiedente dovrà certificare la conoscenza dell’inglese a livello B1 (oltre a dover passare attraverso un non ancora ben chiaro sistema di filtri per valutare le competenze, ndr). In ogni caso, dovrebbe essere prevista una corsia preferenziale per i lavoratori del settore sanitario.

Per i cittadini europei già residenti nel Regno Unito (circa 4 milioni, di cui oltre 700.000 italiani), il mantenimento dei diritti pre Brexit “resta soggetto all’iscrizione, al più tardi entro giugno 2021, nel registro del cosiddetto Eu Settlement Scheme, istituito in forma digitale presso l’Home Office a tutela di un trattamento equiparato a quello dei cittadini britannici”, sottolinea l’Ansa.

Il Regno Unito, come si sa, ha deciso anche di uscire dal programma di interscambio studentesco Erasmus. Londra ha annunciato, quindi, di voler sostituire con un nuovo schema di scambi globali, allargato agli atenei americani o asiatici per il quale il ministro dell’Istruzione, Gavin Williamson, ha promesso uno stanziamento iniziale da 100 milioni di sterline.

L’uscita del Paese dall’Ue, infine, porta con sé il ritorno delle tariffe di roaming per i cittadini europei, un sovrapprezzo per chiamare o navigare via smartphone nel Regno Unito. Queste tariffe erano state abolite in tutta l’Ue già nel 2017. Sebbene nell’accordo Ue-Uk ci sia un articolo, il SERVIN.5.36, dedicato al roaming – qui le due parti promettono di non porre vincoli anche sulle informazioni legate all’accesso alla rete cellulare – il comma 4 specifica che “nessuna disposizione del presente articolo obbliga una parte a regolamentare le tariffe o le condizioni per i servizi di roaming mobile internazionale”. Dallo scorso 1° gennaio, quindi, ogni operatore telefonico è libero di applicare le sue tariffe (ed eventuali sovrapprezzi) nel Regno Unito.

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