Brand del turismo, i big secondo Nielsen

Brand del turismo, i big secondo Nielsen
11 Ottobre 07:00 2018 Stampa questo articolo

Capire quanto ti riconoscono per sapere quanto vali. Gli analisti di Nielsen e Millward Brown sostengono che anche solo una variazione dell’1% del market share può generare una crescita significativa in termini di visibilità. E i brand convenzionali, dicono gli esperti, devono imparare da quelli disruptive. I professionisti del marketing sono, dunque, costretti a uscire dalla propria comfort zone e aggiungere elementi “dirompenti”.

Stando alle ricerche di mercato di Nielsen legate agli investimenti pubblicitari, sulla base delle quali si potrebbe stilare una lista dei brand più affermati nel turismo, in Italia primeggiano Alpitour, Msc, Costa e Veratour, ciascuno identificato per una certa tipologia di vacanza, mentre faticano i player “più prudenti” che non intendono oltrepassare certi rischi negli investimenti pubblicitari.

Negli ultimi anni, poi, sono cresciuti marchi come easyJet e Ryanair sul fronte dei voli; o ancora City Sightseeing con i suoi bus rossi. Punto di riferimento nell’extralberghiero è senza dubbio Airbnb, mentre sul fronte intrattenimento spiccano Disneyland, Gardaland e Mirabilandia.

C’è da dire che nel nostro Paese, con i suoi oltre 350 t.o., è davvero difficile conquistare una visibilità che assicuri un’immediata identificazione del prodotto. Per i ricercatori di Millward Brown, le aziende devono sapere cosa deve essere cambiato: un’immediata opportunità di crescita può nascere dal conoscere “sentimenti” e comportamenti dei consumatori. In sostanza, la sfida per un brand che si vuole differenziare è identificare gli elementi che lo possono rendere più memorabile e significativo.

Con le pazze idee si guadagna di più. Secondo Millward Brown, in media i consumatori pagano il 14% in più per i brand percepiti come “veramente differenti”. Per questo bisogna identificare con precisione, oltre al target, le peculiarità del marchio. Infine le comunicazioni devono essere utilizzate per creare “disruption”: non importa da dove arrivi l’idea dirompente, ciò che conta è che funzioni con la giusta audience. Per il mondo dei viaggi, almeno in Italia, la sfida del branding è dunque appena agli inizi, ma di sicuro ci vogliono tante “pazze idee” per farsi largo sul mercato.

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Andrea Lovelock
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