Boom dei treni d’epoca: l’alta velocità non è tutto

Boom dei treni d’epoca: l’alta velocità non è tutto
12 Febbraio 07:00 2018 Stampa questo articolo

In viaggio come tanti anni fa. Inseguendo le curve della linea Benevento-Bosco Redole, ammirando dal finestrino la Valle dei Templi di Agrigento o scoprendo i paesaggi della Val d’Orcia seduti comodamente in vagone. Sono ben 130mila i turisti che nel 2016-17 hanno scelto di scoprire l’Italia a bordo dei treni d’epoca per provare un’esperienza di viaggio lenta: il 45% in più rispetto al biennio precedente. A presentare i risultati raggiunti e le sfide future, tra cui il restauro di alcuni treni storici come il Settebello, il treno di lusso più famoso dopo 15 anni di abbandono, e la stazione Campo Marzio di Trieste, ci hanno pensato Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, e Mauro Moretti, presidente della Fondazione Fs Italiane, nella sede del Mibact.

«Il turismo ferroviario consente la scoperta delle bellezze dei territori italiani meno conosciuti e il loro rilancio in chiave sostenibile. Oggi anche grazie ai treni storici emergono nuovi itinerari paesaggistici e culturali e si investe nel turismo sostenibile favorendo esperienze di viaggio innovative», dichiara Franceschini, che aggiunge: «Il turismo ferroviario è in forte crescita, questi dati lo dimostrano, ed è parte di una strategia di sviluppo che ha come fine il rilancio di luoghi, memorie, conoscenze e artigianalità che fanno del nostro Paese un luogo unico al mondo».

«I risultati che abbiamo presentato testimoniano l’attrattività della storia e della cultura ferroviaria del nostro Paese – prosegue MorettiQuando riusciamo ad abbinare fascino ed efficienza della tecnica e della tecnologia nazionale con le bellezze paesaggistiche e naturali italiane in una formula turistica innovativa riscuotiamo successo e siamo esempio e volano per lo sviluppo del sistema-Paese».

Molte regioni italiane hanno inserito itinerari con treni d’epoca nei progetti finanziati per sostenere e valorizzare questa nuova offerta turistica, viaggi slow che attraggono, in particolare, famiglie con bambini, stranieri e amanti della natura, appassionati del mondo ferroviario, perché i treni storici percorrono principalmente territori immersi nel verde con un percorso lento e dolce che consente ai turisti di godere appieno le bellezze italiane.

In tre anni sono state riaperte nove linee ferroviarie, ovvero quasi 600 chilometri di binari. Nel 2014 sono state riattivate in Lombardia la Ferrovia del Lago, fra Palazzolo sull’Oglio e Paratico Sarnico (10 km); in Toscana quella della Val d’Orcia, fra Asciano e Monte Antico (51 km); la Ferrovia del Parco, fra Sulmona e Carpinone, che collega Abruzzo e Molise (118 km); e in Sicilia la Ferrovia dei Templi, fra Agrigento Bassa e Porto Empedocle (12 km).

Nel 2015 è tornata operativa in Piemonte la Ferrovia della Valsesia, fra Vignale e Varallo Sesia (51 km). Nel 2016 in Piemonte la Ferrovia del Tanaro, fra Ceva e Ormea (35 km) e in Campania la quella dell’Irpinia, fra Avellino e Rocchetta (119 km).

Nel 2017 ha riaperto la Benevento-Bosco Redole, che collega Campania e Molise (66 km). Infine nel 2018 in Friuli Venezia Giulia è tornata operativa la Maniago-Gemona del Friuli (41 km). Nel frattempo, in un anno, il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, in provincia di Napoli, ha registrato oltre 110mila visitatori.

Nel 2017 i treni storici di Fondazione Fs Italiane hanno effettuato circa 770 viaggi (+47% rispetto al 2016, +269% rispetto al 2014) trasportando circa 68.500 viaggiatori (+14% rispetto al 2016, +185% rispetto al 2014). Incassi complessivi per oltre 2 milioni di euro (+51% rispetto al 2016, +230% rispetto al 2014).

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Serena Martucci
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