Booking contro l’Ue: “Meno paletti ai marketplace online”

02 Marzo 11:40 2021 Stampa questo articolo

Booking difende la sua posizione in Europa rispetto ad eventuali regolamentazioni del mercato proposte dalla Commissione Ue.  E lo fa schierando il suo numero uno, Glenn Fogel, durante un’intervista rilasciata al quotidiano Il Sole 24Ore.

«Ora più che mai è importante non creare distorsioni nel mercato dei marketplace di viaggio sostiene Fogel – vedi il Digital Markets Act (Dma) ovvero un pacchetto di regole che Bruxelles sta disegnando col Digital Services Act per regolamentare la concorrenza tra piccole e grandi imprese, proteggendo i consumatori che introdurrà norme restrittive in ambito europeo per social network, motori di ricerca, marketplace e gatekeeper. Tra questi ultimi potrebbe finire anche Booking».

La proposta di legge europea, infatti, stabilisce una serie di criteri per definire le piattaforme online di grandi dimensioni che esercitano una funzione di controllo dell’accesso, vale a dire di “gatekeeper”. In questo caso, secondo il sito della Commissione Ue, sono prese in considerazione le imprese che “detengono una posizione economica forte, hanno un impatto significativo sul mercato interno e operano in più paesi dell’Ue; occupano una forte posizione di intermediazione, nel senso che collegano un’ampia base di utenti a un gran numero di imprese; detengono (o stanno per detenere) una posizione solida e duratura sul mercato, vale a dire stabile nel tempo”.

Il Digital Markets Act imporrà invece ai cosiddetti gatekeeper di allentare i cordoni di controllo degli accessi al mercato. Tra questi,  quello di rendere i propri servizi interoperabili per i terzi in situazioni specifiche;  consentire agli utenti commerciali di accedere ai dati che generano utilizzando la piattaforma; fornire alle imprese che fanno pubblicità sulla piattaforma gli strumenti e le informazioni necessarie per consentire agli inserzionisti e agli editori di effettuare verifiche indipendenti dei messaggi pubblicitari ospitati dalla piattaforma; consentire agli utenti commerciali di promuovere la loro offerta e concludere contratti con clienti al di fuori della piattaforma”.

Da qui la protesta di Booking e del suo ceo, Glenn Fogel: «Ma noi non siamo un gatekeeper – sostiene il ceo della Ota olandese – in Europa pesiamo per appena il 13% del fatturato degli hotel, mentre per esempio Google in molti Paesi possiede oltre l’80% del mercato. Non è possibile metterci sullo stesso piano. Poi teniamo presente che per le prenotazioni alberghiere i turisti non devono per forza passare dalla nostra piattaforma, perché hanno almeno una dozzina di altre opzioni: prenotare direttamente al telefono, farlo attraverso i siti degli hotel, utilizzare Google oppure per esempio Skyscanner, che è di proprietà cinese. In tutto questo considerarci gatekeeper sarebbe assurdo».

Accanto a questa polemica, Fogel ha anche elencato modi e tempi della ripartenza turistica: «dipende da vaccinazioni, test rapidi e passaporti sanitari digitali: sono i tre passaggi chiave», ha detto. Per Fogel il cambiamento epocale che si avrà nel mondo dei viaggi si baserà su alcune novità destinate a diventare consuetudini: «Prima della pandemia chi voleva viaggiare in alcuni Paesi doveva dimostrare di essersi vaccinato contro determinate malattie: è un meccanismo che possiamo riproporre oggi, in grande, con l’aiuto del digitale, utilizzando anche test rapidi in aeroporto prima degli imbarchi e in albergo prima di accedere alle camere. Contestualmente potrebbero anche arrivare passaporti sanitari digitali, ma non illudiamoci – avverte Fogel – che tutto riparta all’improvviso come accendere una lampadina. Ci vorrà tempo e si inizierà solo in alcune aree del mondo».

E sulla ripresa del settore Fogel non ha dubbi evidenziando che: «anche se il turismo è in ginocchio, non dobbiamo dimenticarci che rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia globale. E piattaforme come la nostra sono le più efficaci per raggiungere i consumatori, in particolare per hotel che stanno combattendo per sopravvivere».

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Andrea Lovelock
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