Atlantia, dimissioni Castellucci: le conseguenze per la nuova Az

Atlantia, dimissioni Castellucci: le conseguenze per la nuova Az
18 settembre 11:45 2019 Stampa questo articolo

Manca ormai meno di un mese alla nuova scadenza del 15 ottobre per salvare Alitalia, ma le nubi sul futuro dell’ex vettore di bandiera sembrano non allontanarsi mai. A complicare il cammino della cordata capeggiata da Ferrovie dello Stato potrebbero infatti essere le dimissioni di Giovanni Castellucci da amministratore delegato e direttore generale di Atlantia, la società del Gruppo Benetton, divenuta negli ultimi mesi uno dei pilastri del consorzio chiamato al salvataggio della compagnia.

Il passo indietro del manager, resosi necessario per tutelare l’immagine del gruppo veneto di fronte all’inchiesta bis sul Ponte Morandi, rischia infatti di rallentare le trattative con gli altri partner, visto che proprio Castellucci ha da sempre seguito in prima persona le trattative su Alitalia mantenendo una posizione non sempre conciliante con il partner industriale Delta Air Lines, da più parti indicato come desideroso di esercitare una leadership all’interno della futura compagnia che andasse ben al di là del suo 10% di capitale.

Addirittura, secondo quanto riportano alcune fonti, lo scontro tra i futuri soci negli ultimi giorni era ormai giunto a livelli di guardia, tanto che lo stesso Castellucci pare fosse pronto a dare vita a una Nuova Alitalia senza il supporto di una grande compagnia alle spalle. Adesso invece, è tutto da rifare o quasi, con il timore che rimbalza da oltreoceano di avere perso del tempo prezioso, dovendo ora cambiare interlocutore in Atlantia.

Come è noto, le quote azionarie dei soci della Nuova Alitalia dovrebbero vedere Atlantia e Fs con almeno il 35% ciascuno della newco (l’investimento sarebbe di circa 375 milioni ciascuno), con Delta come partner industriale intorno al 10% e il Mef al 15% circa del capitale, attraverso la conversione in azioni del credito per gli interessi, pari a 145 milioni, che Alitalia deve versare al ministero sul prestito di 900 milioni concesso dal governo Gentiloni.

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Giorgio Maggi
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