Amoma chiude i battenti:
migliaia di clienti senza hotel

Amoma chiude i battenti: <br>migliaia di clienti senza hotel
20 settembre 11:32 2019 Stampa questo articolo

Migliaia di clienti che avevano pagato una stanza senza più la prenotazione, e con poche certezze di riavere il denaro indietro. Il portale di prenotazioni alberghiere Amoma, con sede a Ginevra, ha chiuso i battenti con un comunicato apparso sul proprio sito internet, in cui si specifica che, con ogni probabilità, le prenotazioni effettuate dagli utenti verranno cancellate dai fornitori.

Risultato: per vedere la propria prenotazione garantita, i clienti dovranno rivolgersi direttamente all’hotel, mentre per gli importi già versati, la piattaforma invita i diretti interessati a contattare la propria assicurazione. Non solo: il portale svizzero se la prende con i colossi del mercato del booking alberghiero e con i metasearch, ritenuti i responsabili del fallimento dell’azienda svizzera. La loro colpa? Agiscono in modo sleale nei confronti degli altri attori del settore, si legge in una mail indirizzata dal management ai clienti in inglese, spagnolo e francese, in quanto concedono maggiore visibilità a quelle strutture che pagano di più per ricevere i clic.

Si tratta di vere e proprie “agenzie di comunicazione”, spesso di proprietà di aziende “che operano nel nostro stesso settore, con un impatto negativo sulla concorrenza”, prosegue la missiva. “Una concentrazione di pochi grandi soggetti, i soli in grado di sopravvivere”.

Sul sito di recensioni TrustPilot, però, sono molti i clienti che denunciano comportamenti più simili alla frode online. In molti casi infatti Amoma avrebbe accettato il pagamento poche ore prima di mandare l’email in cui annunciava la chiusura dell’attività.

Al momento, oltre al fatto che il sito di Amoma è stato smantellato (al suo posto il testo della lettera arrivata a tutti), il numero del servizio clienti risulta inesistente, come pure “muto” è l’indirizzo email (support@amoma.com). Per i consumatori, gli unici che possono sperare di riavere indietro il proprio denaro sono coloro che hanno pagato con carta di credito, attraverso il riaccredito alla società che l’ha emessa (Mastercard e Visa ad esempio, ndr) attraverso la procedura del chargeback.

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Giorgio Maggi
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