Alpitour, la rabbia di Tamburi:
«Interessi di bottega nel turismo»

Alpitour, la rabbia di Tamburi:<br> «Interessi di bottega nel turismo»
15 Luglio 11:53 2020 Stampa questo articolo

Ce l’ha con il governo, i rappresentanti delle imprese e con il settore del turismo nel suo complesso Giovanni Tamburi, fondatore e amministratore delegato di  Tamburi Investment Partners, che controlla il 70% di Alpitour spa.

Nella consueta lettere agli azionisti, il finanziere non risparmia nessuno, a cominciare dai “decisori”, perché il momento storico sarebbe favorevole, come mai prima d’ora, ad aggregazioni fra imprese. Invece, “si nota – in quasi tutti – una propensione più all’assistenzialismo che a volersi responsabilizzare; imprenditori, lavoratori e professionisti in primis”.

Analizzando le partecipate, il banker esprime poi particolare rabbia per la situazione del turismo, comparto in cui opera Alpitour: «Da sempre il settore non è mai riuscito a farsi ascoltare, a livello di sistema, come avrebbe meritato, per cui una parte della colpa è anche degli operatori che, frammentati e spesso anche distratti da priorità di bassa bottega, non riescono ad incidere. Dall’altra anche il governo evidentemente preferisce rincorrere improbabili soluzioni fair su dossier come Alitalia, Ilva o anche su Whirlpool, piuttosto che affrontare seriamente un settore che ha dato e darà comunque introiti, indotti e ritorni rilevantissimi per tanti».

Riguardo Alpitour, poi, Tamburi non nega le difficoltà: «È certamente la società del Gruppo con la situazione più problematica. Come noto infatti il turismo è stato uno dei settori più colpiti dalla crisi ma, incredibilmente, l’Italia sta facendo pochissimo per sostenerlo».

Non mancano, inoltre, nelle parole di Tamburi, critiche a quei rappresentanti delle imprese che preferiscono non criticare i provvedimenti governativi per non perdere sovvenzioni e misure assistenziali.

«Passata in rassegna la situazione delle principali partecipate – conclude Tamburi – si
dovrebbero ancor meglio comprendere le ragioni per le quali preferiamo, per un po’ di tempo, concentrare l’attenzione sul rafforzamento delle stesse, piuttosto che avviare nuove acquisizioni. Continuiamo però ad analizzare dossier e a cercare di individuare formule societarie ancor più adatte ad un periodo storico in cui le operazioni possibili possono essere diverse da quanto riscontrato nel passato».

La lettera del numero uno di Tip si chiude paventando il rischio “dell’invasione di equity pubblico o parapubblico”. Come nel caso di Cdp con Autostrade per l’Italia.

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