La resilienza culturale fil rouge della Bmta di Paestum

by Andrea Lovelock | 27 Ottobre 2017 10:41

Vent’anni a sostegno del turismo archeologico e culturale italiano. È il traguardo festeggiato quest’anno dalla Bmta, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, che in queste ore ha visto la partecipazione di oltre 5mila studenti delle scuole secondarie superiori e un parterre di espositori italiani, tra cui le regioni Calabria, Lazio e Friuli Venezia Giulia, e stranieri, come Giordania, Turchia, Romania, Azerbaigian, India, Israele e Perù.

«Quest’anno, per il suo Ventennale – ha evidenziato Ugo Picarelli, direttore della Borsa – la Bmta, unica nel suo genere in tutto il bacino del Mediterraneo, ha voluto lasciare una traccia concreta dell’impegno a favore della pace, della fratellanza tra i popoli, del dialogo interculturale e interreligioso. E ha voluto farlo partendo dai più giovani, dalla Generazione Futuro, quella nata con il web 2.0, che proprio grazie alle straordinarie opportunità offerte dal mondo globalizzato e interconnesso ha la possibilità di fornire un contributo determinante all’abbattimento di ogni barriera geografica, culturale, etnica, religiosa. La Bmta, dall’anno della sua nascita, 1998, stesso anno in cui l’Unesco aveva dichiarato il sito archeologico Patrimonio dell’Umanità, fino alla riforma Franceschini, ha dato prova di maturità mettendo in relazione il patrimonio culturale e la sua tutela con la fruizione dello stesso, la sua promozione e il turismo, sono diventati un’idea forte e condivisa».

Uno dei momenti clou della Borsa a Paestum è stato sicuramente quello delle due significative testimonianze di resilienza culturale al terrore e alla cultura della morte dei fanatismi e dei fondamentalismi politici e religiosi: quelle di Moncef Ben Moussa, direttore del Museo del Bardo di Tunisi, obiettivo di un attacco terroristico il 18 marzo del 2015 in cui morirono 24 persone, tra cui 21 turisti, e di Mohamad Saleh, ultimo direttore per il turismo di Palmira, città siriana sede di un importante sito archeologico, Patrimonio dell’Umanità, semidistrutto dai continui attacchi dell’Isis.

Altro momento di riflessione si è avuto con il confronto sul tema dei siti archeologici, i Comuni e la sfida della gestione e promozione, con gli interventi delle associazioni di categoria degli operatori turistici: in particolare Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma, ha sottolineato che «oggi la vera scommessa per operatori e amministratori pubblici, nel turismo, è quella di far venire e di far tornare gli ospiti: uno sforzo che coinvolge tutti e riguarda servizi, infrastrutture, ospitalità».

Mentre Andrea Giannetti, presidente di Federturismo Travel, ha ricordato come «il problema della fruizione dei beni culturali è legato alla sostenibilità e all’assenza di professionalità oggettive. Pensiamo, poi, a quegli operatori esteri che non commercializzano i nostri borghi o i nostri luoghi culturali decentrati semplicemente perché hanno basse marginalità e si orientano verso altre aree dove la redditività è maggiore. In una parola dobbiamo avere il coraggio di individuare efficienti Incoming Service anche per diversificare l’offerta turistica e investire sulla loro attività; non è facile, ma laddove l’abbiamo fatto i risultati si son visti».

Gli ha fatto, poi, eco Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti, che partendo dal grande valore aggiunto dell’offerta culturale italiana «rappresentata da oltre 1540 siti culturali e 53 siti Unesco, si deve avere il coraggio di raccogliere la sfida di una utilizzazione di questi beni a scopi commerciali, senza estremizzare e rischiarne la loro integrità».

 

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