Alitalia, mille esuberi nel piano di Leogrande

Alitalia, mille esuberi nel piano di Leogrande
20 Gennaio 12:03 2020 Stampa questo articolo

Il governo farà di tutto per salvare Alitalia. Il piano che il commissario unico Giuseppe Leogande sta mettendo a punto insieme al direttore generale, Giancarlo Zeni, prevede una nuova Alitalia ripulita dai debiti, con mille esuberi rispetto all’attuale personale, e il taglio di 8 aeromobili, con una flotta che si attesterà su 86-91 aerei.

Per tutti questi motivi, sottolinea Il Messaggero, verrà cambiata nel Milleproroghe la norma che impone alla compagnia di bandiera di restituire entro 6 mesi il prestito da 400 milioni di euro. Altro obiettivo, favorire le uscite anticipate, rafforzando tutti gli ammortizzatori sociali disponibili d’intesa con il ministero del Lavoro.

Senza contare che a marzo scade la Cig per circa mille dipendenti, e che sempre a proposito di scadenze, il processo di risanamento affidato al commissario va concluso entro il 31 maggio, data entro la quale sarà comunque impossibile siglare una nuova alleanza.

Ma non è tutto, perchè l’esecutivo vuole sforbiciare numerose altre voci, con tagli ai contratti di leasing, la razionalizzazione di manutenzione, consulenze e acquisti, tenendosi come ultima chance la possibilità di dare vita ad una diversa organizzazione aziendale, suddividendo in tre Alitalia (settore volo, handling e manutenzione) e creando una newco, I debiti e gli esuberi rimarrebbero invece in capo alla bad company, gestiti cioè dall’Alitalia in liquidazione, con uno schema già adottato con successo per Blue Panorama proprio da Zeni.

A quel punto, la compagnia potrebbe invogliare nuovi compratori ad investire, primi fra tutti LufthansaDelta, che non a caso hanno posto come condizione per entrare nel capitale una forte discontinuità con il passato. Per quanto riguarda invece gli altri soci, mentre Fs dice di non sapere nulla del nuovo piano di Leogrande, per Atlantia la disponibilità a rientrare in partita c’è sempre stata, a patto però che anche i tedeschi siano tra i soci.

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Giorgio Maggi
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