Alitalia-Fs, scatta l’ora delle scelte

Alitalia-Fs, scatta l’ora delle scelte
29 Ottobre 15:51 2018 Stampa questo articolo

Si avvicina ancora di più il momento delle scelte per Alitalia. Inizialmente previsto per martedì, è stato invece anticipato ad oggi (lunedì) il consiglio d’amministrazione di Ferrovie dello Stato che, almeno in teoria, deve dare il via libera a un’offerta vincolante condizionata per l’acquisizione dell’ex-vettore di bandiera.

Un’accelerazione che secondo quanto si legge su milanofinanza.it, sarebbe stata voluta dallo stesso esecutivo, ma che non è certo possa avere come esito l’approvazione di una soluzione definitiva. A complicare la decisione, infatti, ci sarebbero i paletti posti dall’amministratore delegato del Gruppo ferroviario, Gianfranco Battisti, come quello relativo alla presenza di un partner industriale da affiancare a Fs. Inoltre, per dare il via all’operazione, andrebbe apportata una modifica allo statuto del Gruppo ferroviario, che al momento non prevede nel suo oggetto sociale l’investimento nel settore aereo. Senza contare il fatto, infine, che ci sarebbero consiglieri che vorrebbero ottenere la totale manleva sulle responsabilità per l’acquisto di Alitalia.

Sullo sfondo rimane poi l’eventualità che la decisione di anticipare il consiglio d’amministrazione non sia altro che un tentativo di allungare ulteriormente la procedura d’acquisto. Una tentazione che, a dire il vero, potrebbero avere gli stessi commissari di Alitalia, con l’obiettivo di ricevere altre, possibili, offerte presentate da nuovi soggetti che finora non si sono palesati.

Nonostante in tutta la vicenda le certezze siano poche, però, rimane il fatto che ad oggi l’unica vera offerta a cui si sta lavorando è proprio quella di Ferrovie dello Stato, che mirerebbe a far decollare l’alleanza intermodale tra aerei e treni.  «Lo schema, ormai ben definito – si legge su Il Messaggero – prevede che le Ferrovie si mettano alla guida del vettore, rilevando tutto il capitale sociale che finirà in una newco».

L’ingresso in Alitalia – prosegue la ricostruzione del giornale – è condizionato all’arrivo nell’azionariato di soci privati e di altre soggetti di natura pubblica. In prima fila, ovviamente, un partner estero forte ed aziende nell’orbita statale, a cominciare da Cdp, Leonardo e Poste.«Da sola infatti Fs non può reggere la competizione internazionale nei cieli, né mettere a punto strategie aggressive sul mercato. Senza contare l’impegno finanziario, si parla di almeno 1,5 miliardi, per dare sprint alla compagnia di bandiera, focalizzandola sul lungo raggio».

La percentuale di capitale che andrebbe invece al vettore estero dovrebbe essere inferiore al 30%. I nomi che circolano, a questo proposito, sono sempre gli stessi: nei giorni scorsi, sarebbero venuti a Roma rappresentanti di Delta e di Lufthansa. La prima interessata, tra le altre cose, a ridiscutere in modo favorevole la joint-venture transatlantica che, secondo alcuni, sarebbe vicina ad attribuire un mandato a un advisor come Goldman Sachs o Morgan Stanley per avere accesso ai conti: la seconda che, da parte sua, non ha mai negato, anche di recente per bocca del suo presidente e ceo Joerg​ Eberhart, il proprio interesse per un’Alitalia ristrutturata.

Ma tutto lascia prevedere che, difficilmente, entro il 31 ottobre arriveranno sul tavolo dei commissari le proposte di Delta e Lufthansa (ma in gioco c’è ancora anche easyJet), più propense a trattare direttamente con Fs solo in un secondo momento. Il fatto che gli eventuali esuberi siano assorbiti dalle ferrovie – sottolineano gli addetti ai lavori – costituisce un buon inizio nella costruzione di una alleanza.

In alto mare, invece, rimane la soluzione della questione relativa alla restituzione del prestito ponte, prevista per il prossimo 15 dicembre. Al ministero dell’Economia, prima di procedere, vorrebbero delle assicurazioni in merito direttamente da Bruxelles, da dove hanno già fatto capire che, al momento, i 900 milioni prestati dal governo Gentiloni ad Alitalia presentano tutte le caratteristiche per essere valutati dalla Commissione come un aiuto di Stato. Ragion per cui, toccherebbe proprio a dei privati restituire l’intero importo, maggiorato dagli interessi a tassi di mercato.

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Giorgio Maggi
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