Alitalia, ancora soldi dallo Stato:
prestito da 350 milioni di euro

Alitalia, ancora soldi dallo Stato: <br>prestito da 350 milioni di euro
17 ottobre 09:04 2019 Stampa questo articolo

Per il salvataggio di Alitalia serve un nuovo prestito e otto settimane in più affinché i membri della cordata capeggiata da Fs trovino un accordo per presentare un’offerta vincolante. A chiederlo con una missiva inviata ai commissari e agli advisor dell’ex compagnia di bandiera, è stato martedì sera lo stesso Gianfranco Battisti, ad di Ferrovie dello Stato, che vuole più tempo per «individuare il partner industriale di New Az, definire il piano industriale da condividere e raggiungere un accordo sull’assetto di governance e sul top management e definire un assetto azionario».

Una richiesta di proroga (sarebbe la settima, da quando il vettore ha dichiarato il fallimento nel maggio 2017) che si accompagna alla necessità di ricevere dall’esecutivo un ulteriore prestito ponte di 350 milioni, che secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore sarebbe previsto nell’ultima versione del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020. In questo modo, verrebbe dato il tempo necessario alla nuova Alitalia di diventare operativa entro il mese di marzo 2020.

La palla passa ora ai tre commissari straordinari del vettore – Enrico Laghi, Daniele Discepolo e Stefano Paleari – che si sono presi 48 ore prima di predisporre la risposta al Mise, consapevoli che la mancanza di una proposta per la costituzione del consorzio farebbe venir meno la continuità aziendale della compagnia, primo passo verso la sua liquidazione.

Tra i nodi principali da sciogliere c’è però proprio la scelta del partner industriale (al momento Delta Air Lines ha confermato la propria volontà a non andare oltre all’acquisizione del 10% del capitale), soprattutto dopo il rilancio di qualche giorno fa da parte di Lufthansa. «Apprezziamo il concreto interesse espresso da Lufthansa a partecipare al progetto di rilancio della nuova Alitalia, sulla base di una forte, integrata ed ampia partnership commerciale», si legge in un’altra lettera inviata ai vertici del Mise da parte del direttore generale di Atlantia Giancarlo Guenzi.

Il manager ritiene però «necessario che tale interesse si trasformi in un impegno in equity», ribadendo l’appoggio della società del Gruppo Benetton all’ipotesi tedesca. «Lufthansa ha evidenziato la capacità di finalizzare le discussioni in tempi brevi – si legge ancora nella lettera – siamo dell’opinione che questa prospettiva debba essere seriamente e congiuntamente analizzata e approfondita». E non è tutto, perchè Guenzi fa riferimento all’incontro con Harry Hohmeister, chief commercial officer, lo scorso 14 ottobre: «È emersa chiara la disponibilità da parte di Lufthansa a intervenire, oltre che con uno sforzo commerciale e di management, anche con una quota di equity tale da consentire il raggiungimento di una maggioranza privata nel consorzio».

Per dare il via alla nuova Alitalia, Fs ha messo in conto  una dotazione tra 800-1.000 milioni. «Fs e Atlantia hanno manifestato la disponibilità a effettuare un investimento in quote paritetiche fra il 60-75% – scrive Battisti – in funzione dell’apporto del partner industriale e assumendo la partecipazione del Mef» che è autorizzato a investire nella Newco gli interessi maturati fino a maggio sul prestito, pari a 145 milioni.  Per quanto riguarda Delta, il negoziato «ha consentito di fare progressi sul piano industriale, sulla jv transatlantica e sulla governance, sulla quale restano punti da concordare».

Per Battisti c’è convergenza sul «network focalizzato su Fiumicino come porta di accesso da/per l’Italia e su Linate per il traffico corporate; miglioramento del livello di servizio e della customer experience; ruolo centrale delle partnership/Jv; dimensione iniziale della flotta, ottimizzazione della base di costo».

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Giorgio Maggi
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