Albanian Dream tra fate e siti Unesco

17 Aprile 07:00 2019 Stampa questo articolo

Mrizi i Zanave. Ombra delle fate, meriggio delle muse, ristoro delle sirene. Non c’è traduzione letterale al titolo di una delle opere del poeta albanese Gjergj Fishta, che oggi è il nome del ristorante di Altin Prenga, primo presidio slow food in Albania, a Fishte.

Rimanda a figure meravigliose e inavvicinabili, al mito, al sogno, alla favola. Lo chef stellato 37enne, dopo un lungo apprendistato nella gastronomia italiana, lancia il modello di villaggio che si fa marchio internazionale; l’agriturismo di alto livello che dà lavoro alla comunità, con la produzione di materie prime in loco – 300 famiglie di contadini della zona lo riforniscono – e l’allevamento degli animali. Un modello di investimento che è un desiderio di futuro e reinterpreta nella campagna albanese il legame con l’Italia.

È un sentimento tangibile dall’altra parte dell’Adriatico, espresso a partire dal primo ministro Edi Rama, che accoglie personalmente la delegazione della stampa turistica italiana, che ha viaggiato a bordo della nave Michela di Adria Ferries: «Sono frutto di una joint venture: mia nonna era di padre albanese e madre veneziana. Uno dei motivi per vedere l’Albania è tornare all’Italia dei nostri nonni, quella innocente che guardava al futuro; questa terra è una piccola Italia con gli stessi pregi (bellezza) e difetti (mancanza di lungimiranza nel rispondere alla domanda turistica)».

Premier e artista, il suo studio privato ne è prova. Pittore, scultore (da poco conclusa una personale a Berlino) e insegnante all’Accademia, Rama ha promosso il programma Rinascimento urbano per trasformare piazze, città, lungomare e aumentare il verde. Li chiama interventi di «agopuntura che creano condizioni favorevoli per i flussi di visitatori». Oltre alla ricerca del bello, punto di forza è l’ospitalità. «Abbiamo un codice dal Medioevo che considera la nostra casa di Dio e dell’ospite. Siamo l’unico Paese d’Europa in cui la Chiesa ha davvero protetto gli ebrei, e lo facevano anche le famiglie musulmane. C’è proprio la religione dell’ospite, è trasversale», spiega.

A giugno l’Ue avvierà i negoziati per decidere se aprire le porte ad Albania e Macedonia. «Voi italiani siete disamorati dell’Europa perché non avete visto la guerra, se non nei film di Rossellini – bacchetta – Europa significa evitare la guerra. Certo, deve migliorare, ma approfondendo se stessa e non distruggendosi. Credo che l’Unione europea sia il più grande progetto che la mente potesse immaginare».

Poi saluta i giornalisti: è atteso per le celebrazioni dei 10 anni dall’ingresso dell’Albania nella Nato. A Tirana c’è il colore. Quello che oggi rallegra gli edifici che il regime ultraquarantennale di Enver Hoxha volle grigi. Una storia vicina a noi e quasi sconosciuta. La capitale è giovane, vivace, in costante trasformazione. Il centro è piazza Skanderbeg, con la statua bronzea dell’eroe nazionale, che liberò l’Albania dall’impero ottomano nel XV secolo, anche se per poco. C’è anche il Palazzo reale, l’ultimo costruito in Europa, in cui il re non dormì mai. Paese di bunker antiatomici l’Albania; il dittatore ne fece costruire 750mila con i soldi della Cina, per il terrore di un attacco da parte di Russia o Stati Uniti.

Due di questi rifugi, a Tirana, sono oggi Bunk’Art, musei della memoria – quello centrale è collegato tramite tunnel sotterraneo al ministero dell’Interno – che ricostruiscono i locali per gli interrogatori, le celle, gli strumenti rudimentali utilizzati dallo spionaggio; c’è anche lo studio con la camera da letto che avrebbe dovuto ospitare Hoxha. Se la dittatura è negli occhi di tutti, più forte è il coraggio di trasformarsi. Terra di storia antica greca e romana, di dominazioni e di eroi, di isolamento e di guerra, e anche un po’ di superstizione, come dimostra la treccia d’aglio appesa sul portone d’ingresso dell’azienda vinicola Cobo Vinery.

Portafortuna che qualche volta si trova anche nelle macchine, racconta la guida Albana Goyani, e che in alcuni posti è sostituito da una testa di orso. Con una produzione di 80mila bottiglie l’anno tra bianchi, rossi e bollicine, e la supervisione di un enologo toscano, la cantina è parte del piano di sviluppo di un turismo enologico. Sono i vigneti intorno a Berat, città dalle mille finestre (per via dei vetri che riflettono la luce del sole), patrimonio Unesco dal 2005.

Il centro storico, tagliato dal fiume Osum, è un museo vivente, con quartieri dell’architettura ottomana tuttora abitati. In alto, le mura del castello, che tra i vicoli custodisce la chiesa ortodossa e il museo iconografico nazionale Onufri. Storia e cultura che si ritrovano a Valona, fondata nel VI secolo a.C. È la città dei due mari, dove l’Adriatico lascia spazio allo Ionio, meta di turismo balneare e di escursioni nell’entroterra tra riserve naturali e foreste.

Da Valona, sulla strada per Durazzo, c’è Apollonia, fondata da coloni greci nel 588 a.C. in onore di Apollo. Fiorì sotto l’impero romano per i traffici commerciali e divenne porta d’accesso della Via Egnatia che conduceva a Costantinopoli. Oggi è un importante sito archeologico, con annesso monastero ortodosso. Infine Durazzo, porto principale, dall’economia vivace; partenza e arrivo del viaggio in un Paese in cui c’è meraviglia, coraggio, voglia di fare e che nei confronti dell’Italia nutre un amore che avremmo ottimi motivi per ricambiare.

PROGETTI DI SVILUPPO. «Siamo indietro, ma l’interesse cresce: dai tre milioni del 2013 ai sei del 2018. Non abbiamo Leonardo, Giotto & Co, ma c’è un turismo legato al patrimonio culturale, oltre a programmi su agriturismo e avventura. L’obiettivo è 10 milioni di turisti all’anno entro cinque anni». Parola del primo ministro Edi Rama.

Aumentano i visitatori italiani (436mila nel 2018, +20%), nonostante prevalga il centro e nord Europa: polacchi, cechi, ungheresi, svizzeri, norvegesi, svedesi. «Adesso anche Medio Oriente – aggiunge – Inoltre stiamo avviando un progetto con Msc per costruire un terminal nel porto di Durazzo».

Secondo l’Istituto albanese delle statistiche (Instat), il numero di visitatori stranieri nel 2018 è cresciuto del 15,8% rispetto al 2017. Ue e Banca europea finanzieranno la ricostruzione di strade e acquedotti nelle zone turistiche. «Cerchiamo di incentivare il segmento 5 stelle: chi costruisce hotel di lusso è detassato per 10 anni e paga solo l’Iva al 6% – spiega il premier – Vale per i brand riconosciuti».

Dopo quello di Tirana atteso nel 2021, Meliá annuncia un resort a 5 stelle sulla spiaggia di Gjiri I Lalzit (Durazzo). Due gruppi hanno siglato accordi per hotel nella capitale: Hyatt con il Gruppo Kastrati; Marriott con Albastar. Un’altra struttura sarà costruita sulla costa ionica, grazie all’accordo tra Concord e Alpitour.

Alberto Rossi-figlie-Adria FerriesUN’AVVENTURA VISTA MARE CON ADRIA FERRIES. Marina, Michela, Francesca e Claudia in arrivo quest’anno. Il patron di Adria Ferries, Alberto Rossi, ha dato alle navi i nomi di moglie e figlie.

È stata la primogenita Michela (con la sorella Francesca) a organizzare il press tour #avventurevistamare, a bordo dell’omonimo traghetto, salpato da Ancona verso Durazzo. Una famiglia con la passione per il mare: il team Enfant Terrible, con l’armatore, è campione europeo di vela; Petit Terrible con la figlia Claudia, due volte campionessa europea, si allena per le Olimpiadi; Michela e Francesca sono surfiste. Mare che è anche business, per la compagnia, leader dal 2004 nel trasporto marittimo da e per l’Albania.

«La sicurezza delle navi, unita alla professionalità del personale e alla qualità dei servizi, rende i viaggi confortevoli e rilassanti – dice Alberto Rossi – La nostra mission è garantire un servizio di navigazione a 360 gradi, considerando i passeggeri non semplici clienti ma ospiti a bordo».

Le navi raggiungono il porto di Durazzo da Bari, Ancona e Trieste. La compagnia lavora con il t.o. interno Il Mondo in Mano, nato a supporto dell’attività delle navi e coordinato da Bruno Bilò: «L’Albania sta crescendo bene, lavora per migliorare la professionalità senza bruciare le tappe – spiega – Oltre al booking estivo per il mare, stanno funzionando i tour culturali individuali, che permettono di destagionalizzare; ogni anno abbiamo gruppi che partono per visite d’istruzione. Il turismo scolastico dovrebbe essere incrementato, visto l’interesse storico della destinazione».

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Claudia Ceci
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