Affitti brevi, la sentenza Ue che potrebbe cambiare le regole

Affitti brevi, la sentenza Ue che potrebbe cambiare le regole
24 Settembre 12:46 2020 Stampa questo articolo

Novità di rilievo nel mondo degli affitti brevi. Protagonista la Francia, con una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha giudicato legale e conforme al diritto dell’Unione Europea la norma del governo francese che riconosce alle città e ai Paesi il diritto di stabilire che gli affitti a breve termine siano soggetti ad autorizzazione.

Il provvedimento si concentra sugli appartamenti che vengono affittati per periodi brevi attraverso internet, una chance per alcuni, ma un problema sia per gli albergatori che per le locazioni di lungo periodo, che tiene banco ormai da anni.

In particolare, la sentenza in questione è inerente al caso di un monolocale per l’affitto breve veicolato attraverso Airbnb. Già il Tribunale in primo grado e la Corte d’appello di Parigi avevano sanzionato i proprietari dell’immobile per averlo affittato senza opportuna autorizzazione e in maniera reiterata.

La normativa sugli affitti del comune di Parigi e gli accordi presi precedentemente con Airbnb prevedono infatti che un proprietario possa affittare una casa in cui è residente al massimo per 120 giorni all’anno, negli annunci deve esserci un numero identificativo per poter verificare che un’abitazione non sia affittata per periodi più lunghi.

Lo stesso ha fatto la Corte di Giustizia europea, giudicando illegale la modalità di gestione del servizio e chiarendo meglio i requisiti espressi nella norma francese; ne è conseguita una multa di 40mila euro complessivi per i due proprietari. La Corte ha quindi precisato che “la lotta contro la scarsità di alloggi destinati alla locazione di lunga durata costituisce un motivo imperativo di interesse generale che giustifica una siffatta normativa”.

Una decisione che potrebbe incidere sulle regole per le società che gestiscono gli affitti a breve termine anche in altre città europee.

In Italia, per esempio, già nel 2016 si parlava di una “tassa Airbnb” per definire meglio i servizi delle società che gestiscono gli affitti a breve termine. Ma, sempre la Corte di Giustizia dell’Ue aveva poi stabilito che – trattandosi di una piattaforma online – Airbnb non poteva essere equiparata a un’agenzia immobiliare e dover rispettare quindi le stesse norme.

Adesso invece, con la nuova sentenza, altre città potrebbero adottare provvedimenti simili a quelli francesi. Intanto la scorsa settimana una rappresentanza di 22 città europee, in udienza dalla commissaria europea per la Concorrenza Margrethe Vestager ha chiesto proprio la regolamentazione delle piattaforme online per gli affitti brevi, segnalando che operano come le strutture alberghiere pur senza essere soggette alle stesse regole.

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