Trasporto aereo tax free:
i numeri di un’utopia

Trasporto aereo tax free: <br>i numeri di un’utopia
16 aprile 07:00 2018 Stampa questo articolo

«Speriamo che in Italia arrivi un buon governo sensibile. D’altronde le tasse sul trasporto aereo fanno male all’economia, ma si tratta di un tema che può essere affrontato solo a livello nazionale. La commissione presenterà un report nel terzo trimestre di quest’anno proprio su questo argomento, speriamo che tutto ciò serva a stimolare i governi». A parlare è Thomas Reynaert, managing director di A4E – Airlines for Europe, di passaggio a Milano.

E a dargli manforte au questo tema, arrivano i dati dello studio di PriceWaterhouseCoopers che fa notare come, in Italia, l’abolizione delle tasse sul trasporto aereo porterebbe a un incremento del Pil fino a 1,74 miliardi di euro l’anno e contribuirebbe alla creazione di 7.500 nuovi posti di lavoro entro il 2030. Non solo: secondo la ricerca, si avrebbe una crescita del 2,5%, pari a 480 milioni di euro, dell’intero settore dell’aviazione in Italia; un aumento di 8,7 milioni di turisti in arrivo; un giro d’affari per il comparto turistico in aumento di 2,5 miliardi di euro nel periodo 2018-2020 (in Europa le cifre salirebbero a più di 45 milioni di arrivi entro il 2020).

«A livello europeo, dal 2006 al 2016, i prezzi medi dei biglietti aerei sono diminuiti dell’8%, mentre la media delle tasse pagate è più che raddoppiata: da 6 a 14 euro per biglietto. Di pari passo anche le tasse aeroportuali per l’accesso alle infrastrutture e l’utilizzo dei servizi, sono più che raddoppiate, da 16 a 33 euro per biglietto», ha proseguito Luciano Neri, segretario generale di Ibar – Italian Board of Airline Representatives.

Ma se i numeri parlano chiaro, eliminare le tasse è un’impresa che finora è riuscita solo a Olanda e Irlanda, proprio quelli però che hanno registrato nell’arco di due anni un aumento dei passeggeri e una maggiore offerta: ad esempio, quasi 10 milioni di passeggeri in più per la seconda, che ha abolito le tasse nel 2014.

Per quanto riguarda l’Italia, invece, un confronto delle tariffe aeroportuali applicate in un campione rappresentativo di scali (Bologna, Catania, Cagliari, Palermo, Torino, Verona, Napoli e Olbia) evidenzia un aumento del 27% per il periodo 2013-2019. Inoltre, dopo che a metà 2016 il governo aveva evitato l’aumento proposto di 2,5 euro, oggi l’importo dell’addizionale comunale si attesta sui 7,50 euro per Roma e sui 6,50 euro negli altri scali. «Eliminare l’addizionale è la nostra mission e puntiamo a renderla una missione possibile», ha detto ancora Neri.

Ipotizzando una sua abolizione nel 2018, il Pil aumenterebbe di 880 milioni di euro nel primo anno, crescendo per un valore di 1,74 miliardi di euro annui entro il 2030 (considerando lo stesso stato attuale dei livelli di tassazione). Entro il 2020 verrebbero generati più di 3.750 posti di lavoro in tutti i settori dell’economia nazionale, con 7.500 nuovi posti entro il 2030. Infine, anche in Italia il settore dell’aviazione vedrebbe un incremento, raggiungendo il valore di 480 milioni l’anno entro il 2020 e 590 milioni di euro entro il 2030.

Nel 2006 il 90% del costo del biglietto era costituito dalla tariffa e dai supplementi, il 7% dai diritti aeroportuali e il 3% dalle tasse. Ora la parte tariffa e supplementi è passata al 79%, i diritti aeroportuali al 15% e le tasse al 6%.

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Giorgio Maggi
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