Tassa di soggiorno all’estero:
un tesoretto per il turismo

Tassa di soggiorno all’estero:<br> un tesoretto per il turismo
08 gennaio 12:09 2018 Stampa questo articolo

Mentre l’Italia estende ad altri 100 comuni la tassa di soggiorno, e si riapre il dibattito, guardiamo cosa succede all’estero, dove questa gabella è ormai d’obbligo da diversi anni. Al di là delle differenze – spesso sostanziali – del suo peso specifico sul costo finale di un pernottamento, è la destinazione d’uso che la contraddistingue: è quasi sempre reinvestita integralmente nel settore turistico, in particolare in operazioni di marketing e azioni promozionali.

In Olanda e Germania il prelievo è intorno al 5% sul costo finale della camera d’albergo, mentre in Austria la tassa è proporzionale alla spesa complessiva del soggiorno e il prelievo non supera il 3%. In Francia la cosiddetta taxe de sejour va dallo 0,50 a 5 euro a seconda della tipologìa d’albergo.In particolare, a Parigi, oscilla da 0,42 centesimi a 1,50 euro al giorno a persona.

Negli Stati Uniti ci sono due tipi di tassa di soggiorno, la prima è un contributo fisso di 2 dollari al giorno, mentre il secondo prelievo è contabilizzato in percentuale e si aggira sul 5-6% sul costo della camera d’albergo. In Spagna c’è una diversificazione a seconda delle regioni: in Catalogna, destinazione turistica spagnola per eccellenza, non supera i 3 euro ed è proporzionale alla tipologia d’albergo.

Anche il Giappone applica un balzello del genere che varia a seconda del prezzo del soggiorno e parte da 10mila yen a notte (0,70 centesimi di euro). Infine, anche in Marocco la tassa varia a seconda della categoria degli alberghi: da 1 a 2,5 euro.

Dunque, la sostanziale differenza rispetto all’Italia, dove la destinazione d’uso è a discrezione delle singole città (a Roma solo il 3% della tassa è destinato al settore turistico), negli altri Paesi buona parte dei proventi è reinvestito in attività di marketing, promozione e riqualificazione dei servizi al turista.

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Andrea Lovelock
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  • Ezio Maria Biagioli

    Caro Andrea, ancora una volta su questo argomento mi permetto di farti notare che la delibera del consiglio comunale di Roma nr.67 del 2010 riguardante la Tassa di soggiorno prevedeva che “una percentuale degli introiti ottenuti dal contributo di soggiorno – in ordine almeno al 5% – venga investita nella promozione della città di Roma destinandola al Centro di Costo 0TT, titolo 1, 03 prest. di servizi 0TUR”
    e che successivamente l’art 12 della delibera 44 dell’Assemblea Capitolina del 2014 prevedeva “di destinare il 10% del contributo di soggiorno e dell’eventuale extragettito a spese per arredo urbano, decoro e promozione turistica”. Delibere che evidentemente sono state sempre disattese.