Pil italiano in frenata: la conferma dell’Uvet Travel Index

09 agosto 18:38 2016 Stampa questo articolo
Orami a dirlo non sono più solo l’Istat o il Fondo Monetario Internazionale. Le previsioni per il Pil italiano nel 2016 vanno riviste al ribasso, dopo che anche il secondo trimestre dell’anno in corso ha registrato un rallentamento nella crescita del Belpaese. La conferma arriva anche dall’Uvet Travel Index, l’indice attraverso il quale Uvet Global Business Travel è in grado da oltre quattro anni di fornire indicazioni sul ciclo economico in anticipo sui dati ufficiali, monitorando l’andamento dei viaggi d’affari in Italia attraverso l’analisi dei trend di spesa e dei comportamenti d’acquisto di un campione selezionato di aziende in determinati periodi.
Nel dettaglio, è stato dello 0,27% l’aumento del Pil italiano nel secondo trimestre 2016, su base congiunturale, rispetto al primo trimestre del 2016. Con il risultato che se la ripresa continua, lo fa però a ritmi minori rispetto alle previsioni. A causare questo rallentamento sono diversi fattori, tra cui l’elevata volatilità sui mercati finanziari di inizio anno, innescata dal tonfo dei mercati asiatici, l’incertezza legata ai problemi del sistema bancario italiano ma anche europeo, il calo della domanda globale alimentato, in particolare, dalla caduta del prezzo del petrolio, prima fonte di reddito per molti paesi in via di sviluppo. La Brexit ha inoltre aumentato il livello d’incertezza sul futuro, con possibili ripercussioni negative sugli investimenti, sul commercio e sul turismo.
«La Business Travel Survey è in grado da anni – dichiara Luca Patanè, presidente Gruppo Uvet – di creare una più che approfondita panoramica di quello che è lo scenario economico globale, basandosi sui dati del business travel e monitorando le mete sulle quali si concentrano i maggiori spostamenti. Tramite la nostra analisi, vediamo come si accentua la debolezza dell’economia globale e del commercio internazionale, con alcune differenze anche marcate tra le aree del mondo. Gli Stati Uniti si confermano il vero motore di espansione mondiale, mentre nelle economie emergenti le prospettive rimangono fragili e rappresentano il principale elemento di rischio per la crescita e per i mercati finanziari mondiali. Infatti le prime destinazioni raggiunte dai manager italiani sono New York, Dubai e Shanghai».
L’indagine è stata compiuta su un campione di 700 aziende con spese di viaggio comprese tra 20mila e 15 milioni di euro all’anno e caratterizzate da una continuità del rapporto nel corso del periodo considerato (primo semestre 2016). L’analisi riguarda tutte le più importanti voci di spesa del business travel (biglietteria aerea e ferroviaria, hôtellerie e noleggio auto).
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