Perché i piloti Ryanair fanno gola al mercato

Perché i piloti Ryanair fanno gola al mercato
10 ottobre 07:00 2017 Stampa questo articolo

Paese che vai, pilota che trovi. Su quali siano le ragioni alla base del caos Ryanair delle ultime settimane si è molto discusso, ma forse le cose potrebbero essere molto più banali delle giustificazioni addotte dal ceo, Michael O’Leary. «Tutto è legato a un calcolo errato delle ferie che spettano ai piloti», ha detto il boss della low cost, dimenticando di aggiungere che in quello che è un mercato senza esclusioni di colpi, anche i piloti si muovono su scala globale.

«Negli ultimi tempi le compagnie aeree asiatiche stanno ricercando nuovi piloti e offrono contratti vantaggiosi, decisamente più allettanti di quelli offerti da Ryanair. Senza contare che la concorrenza è forte soprattutto per chi pilota i Boeing 737-800, l’aereo di Ryanair e il più utilizzato al mondo», ha spiegato a tempi.it Andrea Giuricin, docente di economia dei trasporti all’Università di Milano Bicocca.

Risultato facile da immaginare, si va dove si è pagati di più, e questo non è sicuramente il caso della low cost irlandese. Il motivo? Un paio d’anni fa l’Irish Times scrisse – senza essere smetito – che per capitani e primi ufficiali, i salari base offerti da Ryanair partivano, rispettivamente, da 62.500 e 21mila euro all’anno. Ecco allora spiegato perché, stando ai rumor, i piloti di Ryanair si starebbero spostando in massa verso concorrenti come Norwegian Air, prossima ad aprire una base proprio a Dublino.

Ma c’è di più: perchè a indebolire la posizione negoziale di Ryanair nei confronti dei propri equipaggi, è intervenuta poche settimane fa anche la Corte di giustizia dell’Ue. Accogliendo il ricorso di un dipendente basato all’aeroporto di Charleroi, l’organismo ha stabilito che la compagnia non può imporre agli equipaggi basati in altri Stati europei la legislazione irlandese, meno rigida in termini di diritto del lavoro rispetto a quella di altri Paesi del Vecchio Continente. Che i piloti cambino casacca, del resto, non è una novità e la scelta di una nuovo vettore da parte loro poco ha a che vedere con la differenza tra low cost e major. Piuttosto, è la crescita del traffico aereo mondiale a farla da padrone, tanto che Boeing stima che nei prossimi 20 anni serviranno 630mila nuovi piloti. Un numero di poco superiore alla previsione di Airbus che ne stima poco più di 534mila.

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Giorgio Maggi
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